Lavoro

Appuntamento a Bellinzona per il 1° maggio ticinese, quest'anno particolarmente combattivo in un clima generale di deterioramento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

«In Ticino stiamo vivendo un contesto di precarietà e bassi salari particolarmente forte rispetto al resto della Svizzera, quindi per noi il 1° maggio ha ancora e più che mai senso e valore», questa la sintesi di quanto detto dal segretario sindacale dell’Uss Samuele Cavalli in apertura della conferenza stampa di presentazione della festa dei lavoratori. Anche se chiamarla “festa” suona quanto meno bizzarro: c’è poco da festeggiare infatti ascoltando quanto riportato dai rappresentanti delle federazioni sindacali presenti in conferenza stampa.


Più che di festeggiamenti quest’anno c’è bisogno di mobilitazione per il 1° maggio, una mobilitazione per dire basta a questa continua erosione dei diritti, che a poco a poco rischia di vanificare gli sforzi fatti a suo tempo e che hanno portato a questa giornata di festa per i lavoratori.
Gianluca Bianchi, sindacalista di Unia, ha voluto soffermarsi sulla prima parte dello slogan nazionale scelto per quest’anno: “Un futuro per tutti. Più sociale. Più equo”, uno slogan che a suo modo di vedere «segna una situazione che sta diventando quasi drammatica, di completa incertezza riguardo al futuro sia per chi è lavoratore oggi, sia per i giovani che si affacceranno solo fra qualche anno al mondo del lavoro». Bianchi ha parlato della pressione sui salari vissuta nel nostro Cantone, pressione che ha portato a paghe che in alcuni casi non consentono di vivere in Ticino «e non si parla di dover rinunciare al “lusso” di una cena fuori o di un cinema, ma proprio di non riuscire a far fronte alle spese di base come affitto e cassa malati». Pressione sui salari che dura da vent’anni e che unita a una continua messa in discussione dei Contratti collettivi di lavoro (Ccl) e al mancato riconoscimento delle qualifiche, crea una situazione di fragilizzazione dei lavoratori, che diventano ricattabili. Questo non fa altro che aumentare il precariato.


Le risposte sindacali sono Ccl forti, salari minimi, battaglie per il riconoscimento delle qualifiche e misure anti dumping. Unia però è convinto che fermarsi alle questioni economiche non è sufficiente e lancia la proposta di creare un tavolo di lavoro che si occupi di questioni sociali come il precariato, l'erosione del potere d'acquisto, la continua diminuzione dei posti di lavoro, le difficoltà a sostenere i costi della cassa malati. Questo perché stiamo vivendo una vera e propria crisi sociale.


Da parte di Syndicom e Sev le preoccupazioni sono rivolte principalmente a quanto sta succedendo nelle ex regie federali La Posta e Ffs. Il sindacato dei media e della comunicazione (Syndicom) ha ribadito la propria contrarietà verso la politica antisociale intrapresa da La Posta, in particolare verso il piano di smantellamento degli uffici postali in tutta la Svizzera e in particolare in Ticino, che sarà maggiormente toccato. Per Marco Forte, responsabile regionale di Syndicom, «questa è una politica che non può essere tollerata, soprattutto a fronte degli utili milionari che sta conseguendo La Posta. Azienda che finge di cercare un dialogo, ma che in realtà impone le proprie decisioni ai comuni, ai dipendenti e a tutta la popolazione, che stanno però reagendo di conseguenza». Il 6 maggio si terrà infatti una manifestazione in difesa del servizio postale.


Ciò che sta succedendo alla Posta preoccupa non solo Syndicom, ma tutto il movimento sindacale: se una volta l’azienda in questione era considerata un modello da seguire, oggi purtroppo non possiamo più ritenerla tale. Stessa cosa sta succedendo alle Ffs, come ha illustrato Angelo Stroppini, segretario sindacale del Sev (sindacato del personale dei trasporti): «Le preoccupazioni dei dipendenti Ffs e Ffs Cargo sono legate al progetto denominato RailFit 20/30, che prevede entro il 2020 risparmi per 1,2 miliardi di franchi e la soppressione di 1.400 posti di lavoro in Svizzera». A preoccupare è anche la continua disumanizzazione del servizio, a scapito della consulenza, ma anche della sicurezza, perché quest’ultima non può essere fatta «solo di tecnologia, cemento e distributori automatici di biglietti».


Inoltre, Stroppini spiega come con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo si sia già verificato un aumento dei passeggeri e delle merci trasportate, pertanto il personale rivendica la presenza di due agenti per composizione sui treni che percorrono la galleria più lunga al mondo: in caso di pericolo o necessità di evacuare il treno, sarebbe infatti impensabile far gestire tutto ad una sola persona. Un altro rischio intrinseco ad Alptransit ed ai suoi tempi veloci di percorrenza sarà la pressione sui salari, come spiega il segretario sindacale: «Nel 2020, dopo l’apertura del tunnel del Ceneri, sarà possibile per un macchinista estero (con salari del paese di provenienza) transitare in un solo turno di lavoro attraverso la Svizzera. La rivendicazione del Sev è quindi chiara: sui binari svizzeri, salari svizzeri. Questa è una questione che deve essere risolta prima dell'apertura del tunnel del Ceneri e occorre una decisione politica: l'Ufficio federale dei trasporti deve preoccuparsi di difendere le condizioni di lavoro interne evitando di pensare unicamente a promuovere, come menzionato nella propria strategia 2030, privatizzazioni e liberalizzazione senza strumenti a tutela dei salariati svizzeri».


Ad allietare la serata e “alleggerire” l’atmosfera in questo clima di erosione progressiva dei diritti dei lavoratori ci saranno i consueti concerti all’Espocentro di Bellinzona (vedi locandina qui sopra) oltre ad una cena con una fornitissima griglia.

Pubblicato il 

27.04.17..
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