L'editoriale

No all’innalzamento dell’età di pensionamento, no al taglio delle rendite del secondo pilastro, no all’aumento di una tassa anti-sociale come l’Iva. Il popolo svizzero è stato chiaro nella doppia votazione di domenica scorsa sulla riforma della Previdenza per la vecchiaia 2020 (PV 2020). E ora sarebbe bene che il Consiglio federale, il Parlamento e le forze politiche ne prendano atto, mettendosi immediatamente al lavoro per elaborare una riforma che garantisca solidità al nostro sistema previdenziale e ne migliori le prestazioni.

Alla bocciatura hanno certamente contribuito (in che misura lo diranno le analisi del voto tra qualche mese) anche le ragioni portate avanti dalla destra e dal padronato, ma è altrettanto evidente che il no a questa riforma rappresenta un altolà ai progetti di smantellamento che covano i fautori del “ciascuno si arrangi come può”, quelli che mirano a indebolire le assicurazioni sociali per rafforzare quelle private e garantire profitti ai loro azionisti.


La PV 2020 non era la peggiore delle riforme possibili, ma provocava oggettivamente troppi mal di pancia: per il sacrificio che imponeva alle donne mandandole in pensione un anno dopo nonostante la persistente discriminazione salariale di cui soffrono, per i tagli che prevedeva in materia di secondo pilastro per cui avrebbero pagato un prezzo soprattutto le giovani generazioni, per l’esclusione degli attuali pensionati dall’aumento delle rendite Avs di 70 franchi al mese, così come per il prospettato aumento dell’Iva contro cui si sono logicamente opposti – indicano le prime analisi del voto – i cittadini delle fasce meno abbienti.
La tanto strapazzata “volontà del popolo” sembra insomma chiara, tanto più che, per quanto riguarda l’aumento dell’età di pensionamento delle donne e il tasso di conversione del secondo pilastro, conferma una posizione già espressa nelle votazioni del 2004 e rispettivamente del 2010.


Ciò dovrebbe ora aiutare anche il movimento sindacale e la sinistra, che da questa campagna escono con profonde cicatrici, a ritrovare unità e compattezza. Innanzitutto per impedire alla destra di appropriarsi del risultato della votazione e per difendersi dai nuovi attacchi della stessa destra, ma anche per elaborare la strategia da portare avanti in difesa di un sistema pensionistico socialmente sostenibile, compatibile con le condizioni di vita e di lavoro delle salariate e dei salariati e finanziato secondo principi di equità e di giustizia sociale.


Pensando per esempio ad un’estensione della base contributiva: aumento dei contributi dei datori di lavoro, imposizione  del reddito da capitale, tasse sui robot, imposte sulle successione milionarie? Sono solo alcune idee per andare a prendere i soldi là dove ci sono.

Pubblicato il 

28.09.17..
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