Lavoro e dignità

La voce di Miska è dolce e gentile, di quelle che ispirano subito fiducia. «Le nostre badanti arrivano prevalentemente dalla Slovacchia. Parlano bene l’italiano e lavorano come indipendenti, nel senso che gli oneri sociali sono a loro carico nei Paesi d’origine». Miska risponde al numero di Getcare, un’azienda che fornisce badanti da impiegare in Svizzera. Teoricamente Miska dovrebbe rispondere da Liestal, Canton Basilea Campagna, ma è molto più probabile che si trovi in Slovacchia. Di certo, nei suoi primi anni di esistenza, Getcare aveva i suoi uffici in Svizzera. L’impresa fu fondata da Reto e Marco Marti, due fratelli basilesi il cui spirito imprenditoriale a loro dire sarebbe stato stroncato «da una resistenza legislativa della Confederazione e dai media». A causa di queste “resistenze”, i due fratelli sarebbero stati “costretti” a vendere Getcare per fondare una seconda azienda, questa volta in Slovacchia, la Slowiss.


La loro missione? Diminuire la scarsità di badanti in Svizzera e ridurre l’alto tasso di disoccupazione in Slovacchia, sono le loro testuali parole. Facendo cioè conciliare l’alta domanda di un Paese benestante che invecchia quale la Svizzera con l’enorme offerta di persone in stato di bisogno di lavorare a qualsiasi prezzo in Slovacchia. Il fatto che traggano profitto sottopagando le badanti, è un dettaglio per loro irrilevante.
I due fratelli Marti omettono anche di dire che l’autorità federale li ha costretti alla vendita della prima ditta, Getcare, semplicemente perché il loro agire era illegale. L’intuizione dei due Marti non era originale, riproponendo per certi versi il metodo Uber. Come spiegato da Miska, le badanti di Getcare hanno lo statuto di lavoratrici indipendenti. Uno statuto che permette di aggirare qualsiasi disposizione legale obbligatoria sulle condizioni di lavoro dei dipendenti, quando in realtà lo sono a tutti gli effetti. Così le badanti percepiscono 2.000 franchi mensili più vitto e alloggio per lavorare 24 ore su 24, sei giorni su sette, in famiglie svizzere. Circa 3,50 franchi, la paga oraria. Ed essendo lavoratrici “indipendenti”, gli oneri sociali in Slovacchia se li devono pagare loro, non la Getcare. E così la paga diminuisce ulteriormente.
Ma il vantaggio per l’azienda è duplice. Notificandole come indipendenti, si possono anche aggirare tutte le disposizioni sui permessi di lavoro. L’inconveniente per il cliente è che la badante potrà rimanere in Svizzera solamente 90 giorni. Ma Getcare è ben organizzata, garantendo ogni tre mesi la presa a carico con l’arrivo di una nuova badante a prezzi low cost. Gli aspetti negativi per le badanti ve li lasciamo invece immaginare. Lavorando nell’ombra, purtroppo non siamo riusciti a raccoglierne le testimonianze.


Il sistema Getcare è illegale, spiega Isabel Herkommer, portavoce della Segreteria di Stato dell’economia (Seco): «Le mansioni usuali di una badante sono di tenere compagnia alla persona anziana, di esserle d’aiuto nel vestire, di accompagnarla a fare la spesa, ad andare dal medico, di preparare i cibi e di provvedere alla pulizia della casa. Sono attività senza carattere sanitario. L’attività di badante è considerata in Svizzera come lavoro dipendente e dunque non può essere espletata da un lavoratore indipendente». E nei guai potrebbero finire anche le famiglie che si affidano a società che propongono lavoratrici indipendenti tipo Getcare, come chiarisce la portavoce della Seco: «In base alle disposizioni penali è punito con la multa sino a 40.000 franchi chiunque intenzionalmente ricorra, in qualità di datore di lavoro, a un collocatore o a un prestatore sapendolo privo dell’autorizzazione necessaria». In un articolo del Beobachter su Getcare dello scorso autunno, si cita una multa di 900 franchi inflitta a una famiglia argoviese che aveva assunto una badante tramite un’agenzia illegale. Per evitare di correre dei rischi, la Seco invita a inserire il nominativo della ditta nella funzione di ricerca del sito www.avg-seco.admin.ch. Se la ditta non risulta, ciò significa che i suoi servizi sono illegali.
Purtroppo è facile cascarci, in particolare nel caso di un sito che sembra appartenere a una ditta regolarmente iscritta in Svizzera. Digitando “badanti Ticino” su Google, al secondo posto vi apparirà un allettante annuncio: “Getcare - badanti in Svizzera a partire da chf 2.000 al mese”.

 

Ma se i due fratelli Marti sostengono di aver venduto l’azienda, chi si cela dietro? Il sito riporta una sede a Zurigo, mentre il numero telefonico corrisponde a un’anonima casetta di Liestal (Basilea Campagna). La proprietaria del sito, ospitata da un provider svizzero che le permette di avere il finale “.ch”, risulta essere una cittadina slovacca. Il dominio finale “.ch” serve a indurre la potenziale clientela svizzera nel credere che si tratti di una società regolarmente iscritta nel Paese.


«In passato la Seco ha tentato a varie riprese di ottenere il blocco del sito getcare.ch» specificano da Berna. «Purtroppo si possono obbligare i provider solo dopo una sentenza penale che è difficile ottenere in questi casi. Le autorità giudiziarie raramente la emettono, perché confrontate alla difficoltà di non poterla eseguire, vista la residenza all’estero delle persone interessate».


Di queste difficoltà, area ne ha avuto la prova quasi in diretta. Martedì 27 febbraio notiamo che il sito Getcare.ch è stato cancellato. Alla nostra richiesta d’informazioni, la Seco ci comunica che «un’azione congiunta dell’Ufficio dell’economia e del lavoro del Canton Zurigo e della Polizia federale ha consentito di oscurare il sito». Una notizia positiva dunque, offuscata però il giorno successivo da una premurosa telefonata di Miska per informarci che la loro pagina web è stata rinnovata e ha un nuovo indirizzo: “www.get-care.ch”.


Tutto come prima. E Getcare non è certamente l’unica agenzia a lucrare sulle badanti.
Il Consiglio federale stima a 10.000 le badanti “24 ore” impiegate nel Paese. Una cifra destinata a crescere esponenzialmente, visto l’invecchiamento della popolazione (il governo stima che nel 2030 il numero crescerà del 50%). Quale misura, il Consiglio federale ha elaborato un modello di Contratto normale di lavoro che è stato sottoposto a consultazione fino al 2 marzo. Le badanti organizzate nel sindacato Unia si sono già espresse negativamente sulla proposta governativa, proponendo altre misure ritenute più efficaci. A giugno il governo federale dovrebbe presentare il risultato delle consultazioni e la relativa decisione finale.

 

Il Cnl non serve a nulla, parola di badanti

Oltre 60 persone attive nelle professioni delle cure e dell’assistenza alla Conferenza professionale di Unia del 26 febbraio considerano «assolutamente insufficiente» l’idea del Consiglio federale di disciplinare il lavoro delle badanti “24 ore” attraverso lo strumento del Contratto normale di lavoro (Cnl). Per due motivi. Primo, con il Cnl i Cantoni non sono tenuti ad attuare le disposizioni proposte dalla Confederazione. Inoltre, la conclusione di un contratto individuale di lavoro consente di sfuggire a un eventuale Cnl. Secondo le lavoratrici direttamente interessate, sarebbe molto più efficace assoggettare il lavoro di assistenza nelle economie domestiche alla Legge sul lavoro. Così facendo, si garantirebbe alle badanti “24 ore” la medesima protezione di cui godono tutti i lavoratori in Svizzera.
La soluzione avrebbe anche il pregio di valorizzare il loro mestiere che contribuisce ad assicurare un’esistenza dignitosa alle persone anziane. Il Cnl invece consentirebbe alle agenzie illegali di continuare a sfruttare la manodopera.

Pubblicato il 

02.03.18..
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