Previdenza professionale

Dal 1° gennaio 2016 le Casse pensioni verseranno sui capitali di vecchiaia un tasso d’interesse minimo dell’1,25% invece dell’attuale 1,75%. Lo ha deciso la scorsa settimana il Consiglio federale, su proposta della Commissione federale della previdenza professionale. Il motivo è il basso rendimento delle obbligazioni della Confederazione (sceso sotto lo zero) e delle obbligazioni a livello internazionale, ma anche la performance insufficiente dei mercati azionari registrata quest’anno. L’Unione sindacale svizzera (Uss) ha però protestato contro tale decisione, che ha definito «una catastrofe dal punto di vista dei salariati».

Infatti, continua l’Uss, finora «il tasso minimo d’interesse è sempre stato fissato un 1% più in basso di quanto i rendimenti effettivi degli investimenti avrebbero permesso». E gli assicuratori, «per il solo anno 2014 hanno intascato più di 700 milioni di franchi».

 

Un giudizio con il quale concorda pienamente Aldo Ferrari, vicepresidente di Unia (e responsabile, tra l’altro, della Cassa pensioni del sindacato), al quale abbiamo chiesto un commento e un approfondimento della notizia.

«È purtroppo un regalo fatto ancora agli assicuratori. Per noi, come sindacato, non è affatto un buon segnale. Anche se dobbiamo riconoscere che i rendimenti finanziari di quest’anno sono relativamente bassi».
Dunque, una decisione che vi aspettavate...
Sì. Perché fino ad oggi il Consiglio federale non è mai andato contro la proposta della Commissione federale Lpp. Dunque, per noi non è una sorpresa: era abbastanza chiaro che la decisione sarebbe arrivata in questa forma. Quello che è un po’ più problematico è la composizione di questa Commissione Lpp, dove i sindacati sono in minoranza, mentre la maggioranza è costituita da assicuratori e rappresentanti dello Stato.
I sindacati cosa chiedevano?
Il mantenimento dell’attuale tasso all’1,75%.
Per il futuro l’USS suggerisce, quale alternativa a questo sistema, di fissare il tasso minimo d’interesse per l’anno in corso, anziché per l’anno successivo. Come funzionerebbe?
Questa soluzione permetterebbe di stabilire, diciamo in ottobre-novembre, l’andamento dei rendimenti finanziari dell’anno in corso. Il vantaggio sarebbe di discutere su dati certi, su rendimenti attuali già esistenti e non su pronostici. Attualmente si dice: i tassi delle obbligazioni sono piuttosto bassi, in prospettiva non ci si può aspettare che aumentino, e dunque si fissa un tasso d’interesse basso. Ma, ammettiamo che l’anno prossimo il mercato immobiliare o azionario vada in crescita, alla fine del 2016 ci ritroveremmo ancora con il tasso d’interesse bloccato all’1,25% sapendo che chiaramente le Casse possono dare di più (dato che è piuttosto il mercato a deciderlo). Nel passato abbiamo però visto che le compagnie d’assicurazione, i cui assicurati sono in maggioranza piccoli salariati, corrispondono sempre unicamente il tasso minimo d’interesse.
Quindi, con un tasso d’interesse più certo e meno presunto si darebbe maggiore sicurezza agli assicurati.
Sì, ma di miracoli non ce ne sono. Perché se i rendimenti sul mercato calano , il rischio è che si vada giù invece di salire. In una prospettiva di lungo termine è tuttavia più facile spiegare alla gente che le si dà qualcosa che non si è ancora guadagnato, piuttosto che dire: abbiamo guadagnato di più ma il Consiglio federale ha fissato questo tasso al quale siamo obbligati. Penso che sarebbe una discussione più semplice da spiegare e più corretta su quello che le Casse possono realmente pagare. Perché in definitiva quello che ci interessa di più è il tasso medio nel corso degli anni. Storicamente, dal 1985, se avessero versato solamente il tasso minimo d’interesse, le Casse avrebbero già dato un 1% in più del carovita.
Ma alla luce delle oscillazioni del tasso minimo d’interesse e della continua diminuzione del tasso di conversione, quali prospettive ha il 2° pilastro? Può sopravvivere?
Se prendiamo il 2° pilastro da solo, o l’Avs da sola, alla fine vediamo soltanto problemi: da una parte quello della demografia, dall’altra quello del rendimento dei capitali. Ma ciò che fa la forza del sistema svizzero è di puntare su ambedue i pilastri, che danno, a periodi differenti, stabilità a tutto il sistema. Penso che non si debba uscire da questo quadro e che, in quest’ottica, la visione di Alain Berset sia corretta, perché è quella del sistema, voluto dal popolo, dei tre pilastri. I quali non vanno considerati l’uno separato dagli altri. Storicamente, siamo riusciti dal 1975 a non aumentare il contributo all’Avs trattenuto dai salari; ma sono aumentate le prestazioni del 2° pilastro. Questo sistema penso che potrà continuare a funzionare anche in futuro. A condizione che questi soldi saranno investiti non in prodotti che servono unicamente a pagare costi di gestione, ma nello sviluppo delle imprese, nelle obbligazioni per lo sviluppo delle infrastrutture, e nell’immobiliare. Questi restano i tre rami nei quali investire; e da questo punto di vista il futuro rimane accettabile.
Tutto ciò riguarda il mantenimento dei capitali. Ma per quanto concerne invece le prestazioni, come il tasso di conversione del 2° pilastro?
Diciamo che se il tasso di conversione dovesse scendere sotto il 5%, allora bisogna smetterla con il 2° pilastro. C’è chi vorrebbe dare al Consiglio federale la competenza di cambiare il tasso di conversione. Ma il livello delle prestazioni è una questione politica, che dipende da una decisione del popolo. Noi abbiamo vinto una prima battaglia sul limite del 6,8%. Probabilmente, con la nuova composizione del Parlamento, il compromesso che era stato trovato, anche se non ci piaceva molto, ora salterà e si riprenderà a discutere di aumento dell’età di pensionamento che sarà pagato da chi ha un lavoro pesante, un basso salario eccetera. L’altra assurdità del sistema è che andiamo a diminuire il potere d’acquisto della maggior parte della gente, perché negli anni a venire ci sarà un maggior numero di pensionati. È un’assurdità dovuta all’assenza di una vera visione politica, che invece aveva Alain Berset quando diceva che il sistema va considerato nel suo insieme. Con i 70 franchi di aumento, anche se sono ancora un po’ distanti dalla nostra iniziativa Avs-Plus, si andava almeno nella direzione giusta. Il sistema dei tre pilastri è un sistema solido, però deve essere gestito correttamente e non andare a profitto degli assicuratori. Deve rimanere un sistema sociale.
Quindi, la sostenibilità del sistema passa attraverso l’approvazione dell’iniziativa Avs-Plus?
Chiaramente. Perché deve restare un equilibrio tra il primo e il 2° pilastro. Magari il popolo svizzero sarebbe d’accordo di pagare un po’ di più per avere una certa garanzia; però adesso non ci devono più essere sempre aumenti di contributi e, dall’altra parte, una continua diminuzione delle prestazioni. Penso che questo sia sbagliato dal punto di vista della politica sociale. Ed anche economicamente è stupido ridurre il potere d’acquisto della gente.

Pubblicato il 

05.11.15..
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