Votazione del 28 settembre

L’iniziativa “per una cassa malati pubblica” sta per arrivare all’esame popolare. E l’accesa campagna degli oppositori, con allusioni tendenziose a sistemi sanitari pubblici stranieri, fa perdere di vista ciò che effettivamente la Svizzera è in grado di realizzare ed ha già realizzato, in modo perfettamente funzionante, nel campo delle assicurazioni sociali. Esempio? La Suva. Un istituto che, con la sua efficienza, è la prova che un ente pubblico può rappresentare la soluzione più indovinata quando le cose non vanno per il verso giusto, il mercato in pratica non esiste, la concorrenza è fittizia e gli assicurati vengono trattati, con i continui aumenti di premi, come mucche da mungere. Ne abbiamo parlato con Franz Steinegger, ex consigliere nazionale e presidente del Plr, che dal 1991 fino alla fine del 2013 è stato alla guida dell’Istituto nazionale svizzero di assicurazione infortuni.

 

«Quando ero presidente della Suva», ci dice Steinegger, «non ho preso posizione sull’iniziativa per una cassa malati pubblica, e non vorrei farlo neppure adesso, poiché non è compito della Suva o del suo presidente attivarsi in politica. La nostra posizione è sempre stata questa: ci sono differenze tra assicurazione malattia e assicurazione infortuni, che non vanno confuse. Ma nel fare la legge sull’assicurazione malattia si sarebbe dovuto imparare dal modello Suva».


E a proposito delle differenze, Steinegger fa due esempi. «Il primo è che nell’assicurazione infortuni vengono assicurate le aziende, mentre nell’assicurazione malattia vengono assicurate singole persone. Questo vuol dire che gli assicurati della Suva non sono i lavoratori, ma l’impresa con tutti suoi dipendenti, che vengono così automaticamente assicurati poiché la documentazione che li riguarda (conteggi salariali ecc.) arriva alla Suva. Nell’assicurazione malattia, invece, ognuno è assicurato come persona, privatamente».


La seconda differenza è che «presso la Suva abbiamo una “auto-amministrazione”, vale a dire che gli assicurati, attraverso i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, formano il consiglio d’amministrazione. Presso le attuali casse malati non funziona affatto così. Quindi, è piuttosto dalla legge sull’assicurazione infortuni e dal modello Suva che si deve copiare, e non il contrario. Questo significa che una cassa malati unica bene amministrata porterebbe con sé diversi vantaggi».


Però il Consiglio federale dice che l’attuale sistema di assicurazione obbligatoria con 61 casse malati ha dato fondamentalmente buona prova di sé. «Questo, però, costa qualcosa», replica Steinegger. «Io dico sempre che si può volere, per gli assicurati, la libera scelta della cassa malati; ma questo ci costa ogni anno circa trecento milioni di franchi (a seconda di come si calcola, si può arrivare a duecento, a duecentottanta o a trecento milioni, e c’è chi parla di somme più alte). In ogni caso, dico che sarebbe saggio limitare la libertà di scelta per un certo periodo. Questo, perché (ed è un’altra importante differenza con la Suva) l’assicurazione infortuni, i cui assicurati sono obbligati, può fare molto meglio la prevenzione. Le casse malati non possono fare molta prevenzione, poiché se questa non piace, gli assicurati possono cambiare cassa. Per tale motivo ritengo che la libertà di scelta andrebbe un po’ limitata, per esempio per tre anni, per permettere alla cassa malati di fare una prevenzione migliore».


C’è comunque un altro aspetto per cui, secondo Steinegger, occorrerebbe prendere lezione dal modello Suva. «Nell’assicurazione infortuni», spiega, «è l’assicurazione che ordina la prestazione medica a favore dell’infortunato. In tal modo, l’assicurazione è in una posizione di forza e può guidare il percorso delle cure mediche verso la guarigione. Certo, l’assicurato mantiene la libertà di scelta del medico e dei fornitori di cure sanitarie, ma chi ordina le prestazioni è l’assicurazione ed anche il conto da pagare arriva all’assicurazione. Nell’assicurazione malattia, invece, è il singolo assicurato che ordina le prestazioni, mentre la cassa malati è l’ufficio pagatore, che ovviamente in queste condizioni ha meno possibilità di influire di quanta ne abbia la Suva. Tuttavia, la Suva lo fa attraverso i propri medici, non con una segretaria: e questo è il motivo per cui tale modo di procedere è anche molto accettato».


L’eventuale cassa malati unica, se verrà approvata, continuerà a stabilire premi unici per cantone, invece che, come sembrerebbe più giusto, fissare premi in proporzione al reddito. Le sembra una buona soluzione? «Su questo, sono contrario», replica Steinegger. «Abbiamo già una sufficiente ridistribuzione, e non dobbiamo farne ancora. Un terzo dei premi viene già pagato attraverso la riduzione individuale dei premi. Perciò sono fermamente contrario. Questa era la debolezza dell’ultima iniziativa per una cassa malati unica, che voleva cambiare il sistema dei premi individuali in uno basato sulla detrazione salariale. È un principio che è stato nettamente respinto dal popolo. E non è il caso di ripetere l’errore».


Infine, la concorrenza, la caccia ai “buoni rischi”. Quella tra le attuali casse malati è vera concorrenza? «Sicuramente non è il mercato», risponde l’ex presidente della Suva. «Esiste l’obbligo di assicurazione. Se lo Stato mi obbliga a comprare il pane, non può esservi mercato; ma se posso comprare il pane, allora c’è mercato. Quindi, la determinazione del prezzo deve essere sottratta allo Stato. Anche l’offerta, cioè le prestazioni assicurative, viene determinata dallo Stato attraverso il catalogo delle prestazioni. E questo non è assolutamente un mercato. La concorrenza attuale tra le casse malati è soltanto un “concorso di bellezza”».

Pubblicato il 

27.08.14..

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