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379 mila franchi rubati a ogni donna

di

Gianfranco Helbling
Essere donna ha un prezzo. Che nel mondo del lavoro si può calcolare. Lo ha fatto lo studio Bass, che ha calcolato la discriminazione salariale fra donne e uomini in diversi settori professionali. In media, sull'arco di tutta una vita professionale ad ogni donna vengono rubati 379 mila franchi.

Si sa che le donne guadagnano meno che gli uomini. Nel settore privato in media le donne a fine mese si ritrovano con 1'880 franchi di salario in meno che i loro colleghi uomini. Cioè 11 franchi all'ora, che corrispondono a 22'600 franchi all'anno. Su tutta la vita professionale (cioè 43 anni di lavoro a tempo pieno) una donna nel settore privato guadagna in media 971 mila franchi in meno di un uomo. Quasi un milione. Se il salario medio mensile di un uomo è di 7'516 franchi, quello di una donna si ferma a 5'634 franchi: il 25 per cento in meno. Lo ha calcolato lo studio di analisi economiche Bass per conto del sindacato Unia, basandosi su dati del 2008.
Tuttavia, non tutta la differenza di salario fra uomini e donne è considerata discriminatoria. Per una parte di questa differenza ci sono spiegazioni oggettive, quali differenze di posizione nell'organigramma aziendale, differenze di formazione, di prestazioni, di anzianità di servizio, esperienza professionale, età e così via (tutt'altra questione sarebbe poi risalire all'origine di tali differenze). C'è però un'altra parte di differenza salariale fra donne e uomini che non ha una spiegazione oggettiva: tale differenza è discriminatoria, cioè si spiega unicamente con il fatto che una donna è una donna e come tale viene pagata di meno di un uomo.
Ebbene, la discriminazione salariale nel settore privato in Svizzera raggiunge ancora oggi livelli impressionanti. In media è quantificabile in 4 franchi all'ora, 730 franchi al mese, 8'800 franchi all'anno. Su tutto l'arco di una vita professionale fanno 379 mila franchi. Soldi che vengono letteralmente rubati dalle tasche di ogni singola lavoratrice per il solo fatto di essere donna. E che corrispondono al 39 per cento della differenza salariale esistente fra donne e uomini: su 10 franchi di differenza salariale, 4 non hanno nessuna spiegazione plausibile.
Nella tabella sotto riportiamo, per cinque rami professionali del settore privato (albergheria e ristorazione, commercio al dettaglio, industria alimentare e dei tabacchi, industria meccanica e orologeria, finanza e assicurazioni), a quanto ammonta la discriminazione salariale a carico delle donne in un'ora di lavoro, in un mese, in un anno e su tutto l'arco della vita profssionale. E, con un esempio, indichiamo a cosa devono rinunciare le donne per il solo fatto di essere donne: una vacanza al mare piuttosto che un apparecchio fotografico, ecc.
Non in tutti i rami professionali si discrimina allo stesso modo. È nel settore bancario e finanziario che la quota discriminatoria sul totale della differenza salariale è più bassa (28,5 per cento): anche se è proprio in questo settore che le differenze salariali fra donne e uomini sono maggiori (salario medio per le donne di 7'800 franchi contro 13 mila per gli uomini, per una differenza del 40 per cento). Seguono l'industria delle macchine e l'orologeria (49,7 per cento di discriminazione), la ristorazione (56,5 per cento di quota discriminatoria su una differenza salariale del 10 per cento), il commercio al dettaglio (57,9 per cento). Il settore in cui si discrimina di più è l'industria alimentare: lì ben il 65 per cento della differenza salariale fra donne e uomini non ha spiegazione.

Pubblicato

Venerdì 10 Giugno 2011

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