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"A Perugini non pernonerò mai il carcere"

di

Gianfranco Helbling
Stefano Guerra
Il medico di Gravesano Werner Nussbaumer è rimasto ventisei giorni al penitenziario della Stampa. Finito in manette nell’ambito dell’operazione Indoor, durante la detenzione preventiva ha incontrato due volte il procuratore generale aggiunto Antonio Perugini. La prima volta a 16 giorni dall’incarcerazione, e malgrado «durante gli interrogatori con la polizia avessi detto più volte che lo volevo vedere per sapere i fatti sulla base dei quali sono state promosse le accuse», dice ad area il medico – ora sospeso – Werner Nussbaumer. Dopo il primo interrogatorio con Perugini – da cui «non è uscito niente» – Nussbaumer insiste: «Non posso rimanere tutta la vita in galera: ditemi cos’ho fatto, mettetelo nero su bianco e poi lasciatemi andare a casa». Il secondo interrogatorio con il pga Antonio Perugini – richiesto dal legale del medico Rossano Bervini – è di lunedì scorso, ventiseiesimo giorno di detenzione preventiva. «Abbiamo discusso per quattro, cinque ore e anche in quest’occasione non mi è stata formulata nessuna accusa precisa. Poi mi hanno scarcerato immediatamente». «È uno scandalo – afferma Nussbaumer – e l’ho detto a Perugini: io non potrò mai perdonare il fatto di essere stato in carcere per ventisei giorni, tenuto conto che non ho mai fatto uso del diritto di non parlare, che sono sempre stato disponibile». Werner Nussbaumer – a cui un Perugini «in difficoltà», che «non sa più da che parte girarsi», avrebbe detto che «a questo punto non si può più tornare indietro» nell’inchiesta Indoor – giudica la sua incarcerazione «non tanto una detenzione preventiva, ma un’accanimento politico» nei confronti di una persona che «ha sempre detto quello che pensava sulla liberalizzazione del consumo di canapa» in contrasto con ciò che pensano molti altri, «soprattutto il Ppd». Lei come ha vissuto questa crociata? «Io l’ho vissuta malissimo questa caccia alle streghe. Ho 55 anni, uno studio medico ben avviato, non ho difficoltà finanziarie, non ho mai avuto problemi e mi son sempre dato da fare per i quasi 10 mila pazienti che ho avuto negli ultimi vent’anni. Ho sempre ammesso che sapevo di infrangere la legge somministrando medicamenti a base di canapa indiana, ma non sopporto che si infanghi il mio nome con l’accusa di riciclaggio. Io sono passato con il rosso per soccorrere persone che stavano male, non per metterne in pericolo la vita. E non mi ritengo colpevole di ciò che ho fatto: sono innocente. Non cercavo l’arricchimento personale, non ne ho mai avuto bisogno: le gocce – che hanno meno effetti collaterali di altri medicamenti e psicofarmaci – all’inizio le davo gratis, poi le facevo pagare ma il loro prezzo era basso». Lei ha l’impressione che Perugini abbia colpito lei per colpire un simbolo? «È chiaro. Il soprannome “dottor canna” mi dà fastidio perché io non mi sono mai fatto una canna in vita mia. Sono sempre stato contro lo spinello, come sono contro il tabacco e l’alcool». E le piantine di canapa trovate fra i filari della sua vigna? «Le ho usate esclusivamente per produrre medicamenti. I farmaci in circolazione a base di canapa si possono ottenere attualmente solo dopo una procedura lunga e scoraggiante e hanno prezzi che quasi nessun paziente può pagare». Cosa pensa della sua sospensione dell’autorizzazione a esercitare? «È assolutamente fuori luogo, innanzitutto perché sono ancora sotto inchiesta e non è ancora stata promossa l’accusa. Non capisco perché il Dss mi sospenda a questo punto: l’altra sera i colleghi di Municipio a Gravesano mi hanno detto che io resto al mio posto fintanto che non ci sarà un atto d’accusa. E poi i miei pazienti adesso sono costernati. Quello che facevo era un rischio calcolato: non avrei mai pensato che arrivassero a togliermi l’autorizzazione a esercitare». La sospensione le provocherà un grave danno economico… «Non solo a me, a tante altre persone in Ticino. Questo è solo l’inizio di una lunga battaglia. Non mi lascio metter sotto facilmente: qualcuno a livello politico e giudiziario pagherà i danni». Un altro medico, il dottor Sandro Pelloni, che aveva ammesso di aver avuto relazioni sessuali con sue pazienti nel suo studio, non è stato sospeso dal Dss e non ha ricevuto nessuna sanzione dall’Ordine dei medici. Cosa ne pensa? «Quello che ha fatto Pelloni è una cosa gravissima per un medico, è un danno morale per l’intera categoria. Eppure per lui si aspetta il giudizio, per me invece no».

Pubblicato

Venerdì 20 Giugno 2003

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