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Adesso si azzanna l’osso

di

Gianfranco Helbling
La sconfitta in votazione popolare dell'iniziativa fiscale della Lega è soltanto l'antipasto. Sul piatto della politica ticinese arriva adesso il boccone più duro, la manovra di risanamento delle finanze cantonali da 230 milioni circa prospettata a dicembre con il piano finanziario di legislatura: nelle prossime settimane è attesa da parte del governo la presentazione delle misure concrete. Una manovra che arriva dopo una serie di operazioni analoghe e non di rado molto conflittuali effettuate gli anni scorsi e che si prospetta quindi ancora più difficile – anche perché attorno all'osso di carne non ce n'è quasi più. Ne parliamo in questa intervista con Manuele Bertoli, presidente del Partito socialista (Ps) e membro della commissione della gestione.

Manuele Bertoli, qual è il significato politico del chiaro no a nuovi sgravi fiscali espresso dal popolo ticinese il 1° giugno? È il ridimensionamento definitivo di quella lobby menostatista che per 12 anni ha retto le sorti del Cantone?
Credo che dopo l'uscita di scena un anno fa dell'alfiere di questa lobby, Marina Masoni, la compagine abbia colto l'occasione del 1 giugno per tentare di rialzare la testa. Lo ha fatto usando parecchi soldi e potendosi avvalere di almeno due quotidiani e di qualche media elettronico d'appoggio. Il voto ha ridimensionato le sue aspirazioni, ma rimane una lobby pericolosa.
Per contrastare l'iniziativa della Lega il governo ha promesso che il risanamento dei conti non passerà da un aumento della pressione fiscale per le persone fisiche e giuridiche. Il risanamento passerà dunque soprattutto da contenimenti di spesa (170 milioni su 230). Per i prossimi anni un'inversione di rotta dopo la promessa del governo pare improponibile. In realtà la sconfitta dell'iniziativa della Lega non è allora una vittoria della destra, che s'è garantita così un congelamento delle aliquote per i prossimi anni a livelli molto bassi e un ulteriore ridimensionamento del ruolo dello Stato per mezzo dei tanto attesi contenimenti della spesa che sono ormai unanimemente condivisi?
I contenimenti della spesa, se sopportabili e se accompagnati da misure che permettano di racimolare entrate preziose dove si è sgravato eccessivamente possono essere condivisibili, anche se ciò implica uno sforzo. Se proposti al di fuori di un contesto di sacrifici a 360 gradi e di un disegno equilibrato la loro condivisione è molto più problematica. Noi abbiamo apprezzato il Piano finanziario del Consiglio di Stato così come presentato nel dicembre 2007. Certo che se poi in concreto il Governo dovesse davvero cambiare le carte in tavola e la sua stessa pianificazione, non è detto che saremo pronti a seguirlo: come si dice "pacta sunt servanda". Comunque, per dare un giudizio definitivo meglio attendere le proposte vere e proprie, annunciate per fine mese.
Se le imposte non potranno aumentare, la sinistra ticinese deve definitivamente rinunciare alla leva fiscale come strumento per il riequilibrio delle disparità sociali, in un periodo in cui queste tendono a crescere?
Detto che non è necessariamente un obiettivo aumentare le imposte, o meglio recuperare parte degli sgravi, per noi, ma anche per gli altri, sono convinto che l'uso della leva fiscale non può essere escluso, soprattutto se si dimostra che il suo effetto è meno pesante di qualche taglio sulle prestazioni ai cittadini.
Sul fronte delle entrate è in discussione un aumento delle tasse causali. Il Ps è scettico di fronte a questa ipotesi, in quanto le tasse causali tendono ad essere socialmente inique. Per il bene delle finanze cantonali quali tasse causali ritiene si possano comunque aumentare?
Vi sono tasse causali che permettono di modificare il comportamento dei cittadini e che servono principalmente a questo (tassa sul sacco, ecoincentivi sulla tassa di circolazione) ed esistono tasse causali che semplicemente rispondono al cosiddetto principio di corresponsione, ossia fanno pagare ai cittadini l'uso privato dei servizi dello Stato (tasse per l'Ufficio registri, tasse per licenze edilizie ecc.). Queste due categorie di tasse causali devono essere ben distinte. Per la prima il discorso non è prioritariamente fiscale, ma spesso ambientale o comunque legato al comportamento delle persone. Per le seconde credo si possa pensare ad un ritocco delle tasse causali ferme da molto, con una buona cautela per quelle praticamente obbligatorie per tutti (tassa per ottenere il passaporto per esempio), che proprio perché praticamente obbligatorie non costituiscono un esempio di uso privato dei servizi dello Stato.
In particolare un aumento delle tasse di circolazione sarebbe fortemente osteggiato dalla destra e da diversi gruppi d'interesse. La ritiene un'ipotesi politicamente percorribile e da percorrere?
Le tasse di circolazione sono ferme da 10 anni. Ritengo pensabile un loro adeguamento (il Governo era favorevole ad un aumento del 5 per cento), inserito nella manovra di rientro finanziario, quindi in un "pacchettone" di risparmi e aggravi, da prendere o lasciare in blocco.
Fra le ipotesi di nuove entrate il governo evoca anche un ulteriore prelievo di risorse dai Comuni, per garantire equivalenza fra responsabilità decisionali e finanziarie. I Comuni hanno tuttavia un grande potere di condizionare il dibattito. Chiedere nuove risorse o accollare nuovi oneri ai Comuni sarà politicamente possibile, dopo che tutti hanno indicato i Comuni come i grandi vincitori del voto del 1° giugno?
Paradossalmente i Comuni sono stati decisivi per il 1° giugno, sebbene avessero a disposizione il moltiplicatore per ammortizzare il colpo di un eventuale sì popolare, strumento che il Cantone non avrebbe avuto. È comunque innegabile che essi sono stati alleggeriti in questi ultimi 10 anni di parecchi compiti a scapito del Cantone e che un riequilibrio si imponga. Un'operazione che deve passare però anche dalla capacità del Governo di dialogare e di convincere i Comuni a partecipare anch'essi all'operazione di rientro finanziario del Cantone.
Un aumento della Tassa sugli utili immobiliari è un aumento d'imposta che il Ps ritiene socialmente sostenibile e che dunque potrebbe appoggiare?
Sì, perché colpisce solo l'effettivo utile che esce da una compra-vendita immobiliare, anche se non credo porterà gran cosa. Lo sgravio di questa imposta contenuto nel terzo pacchetto fiscale masoniano, a titolo di esempio, è costato 0,5 milioni all'anno, poca cosa per il programma di rientro previsto dal Governo di oltre 200 milioni su un triennio.
La fetta più consistente del risanamento dei conti dello Stato sarà fatta di contenimenti di spesa per circa 170 milioni. Quali sono i tagli o risparmi che il Ps con certezza non è disposto ad accettare?
La lista sarebbe lunga. Diciamo che le prestazioni ai cittadini di classe modesta e i servizi essenziali alla popolazione potrebbero molto difficilmente entrare per noi in questo discorso.
In queste settimane i funzionari pubblici sono pesantemente quanto genericamente attaccati. Lo ritiene un caso o c'è chi intende sfruttare il dibattito sul risanamento dei conti dello Stato per indebolirne il ruolo?
Anche se l'attacco è generico, mal congeniato, largamente impreciso e poco originale, non credo sia casuale. Come non era casuale il can can sull'eventuale aumento delle imposte che ha agitato molto la destra ticinese e certi media negli ultimi mesi. Tutti elementi che fanno parte della solita tiritera primariamente antistatalista. Una tiritera che poi diviene grottesca quando le stesse persone, gli stessi ambienti pretendono dallo Stato di tutto e di più.
Ci crede ancora alla revisione dei compiti dello Stato come mezzo per ridurne i costi? A quali condizioni?
Non ci ho mai creduto ed ho sempre suggerito di fare un funerale definitivo a questa definizione vuota. In genere essa è molto amata da chi non vuole far nulla. Soprattutto non ho mai creduto che potesse servire a ridurre i costi. Credo invece che lo Stato debba essere riformato in permanenza per funzionare meglio, ma soprattutto per rispondere meglio ai bisogni che cambiano, che crescono, che nascono nella popolazione.
Nelle settimane precedenti il voto la destra che sosteneva l'iniziativa ha insistito molto sulla mobilità dei funzionari come strumento per contenere la spesa. È un problema reale o un falso problema?
La mobilità dei funzionari è una buona cosa se usata per impiegare al meglio i collaboratori e le collaboratrici. Magari possono anche prodursi dei risparmi, ma non credo possano essere significativi. Non mi pare che ci debbano essere resistenze contro questo principio, sempre che sia usato per lavorare meglio, non con altri scopi.
Negli scorsi mesi in materia di politica finanziaria si è visto una certa, minima intesa, per quanto discreta, fra il Ps e il Plr, per lo meno di sponda radicale. È un'intesa che in materia finanziaria si va consolidando o era figlia delle contingenze?
Fa parte di quelle vicinanze sporadiche che ogni tanto si verificano in politica, anche se è innegabile che proprio tra le fila socialiste e radicali vi sono da tempo le persone che più riconoscono il ruolo centrale e riequilibratore dello Stato. Se questa vicinanza avrà un seguito lo vedremo presto.

Pubblicato

Venerdì 13 Giugno 2008

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