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Affari loro, pensioni nostre

di

Gianfranco Helbling
I mercati finanziari sono in netta ripresa. Ubs ha chiuso il quarto trimestre del 2009 con un utile di 1,2 miliardi di franchi. E anche per le assicurazioni gli affari vanno bene: nello stesso periodo l'utile netto di Zurich è stato di oltre un miliardo. Pure nel pieno della crisi dei mercati finanziari le compagnie assicurative avevano retto bene il colpo. Lo dimostra lo stipendio del 2008 di James Schiro, l'ex boss di Zurich, fissatosi a 10,3 milioni di franchi, appena il 7 per cento in meno dell'anno precedente. Mentre addirittura invariati erano rimasti gli stipendi del Ceo di Bâloise Rolf Schäuble (6,2 milioni) e del suo collega della Swiss Life Bruno Pfister (quasi 3 milioni).
Le crisi borsistiche a medio termine non hanno dunque conseguenze di rilievo sugli affari delle compagnie assicurative, benché queste piazzino una parte importante dei loro capitali sui mercati finanziari. Una riflessione che vale a maggior ragione per i capitali del secondo pilastro, un'assicurazione che si estende sull'arco di una vita e ha già in sé la capacità di riassorbire eventuali contraccolpi contingenti. Sono quindi in malafede gli esperti che pretendono di giustificare il taglio delle nostre pensioni con la recente crisi dei mercati finanziari.
Del resto, al di là della propaganda di queste settimane, le compagnie assicurative non si preoccupano troppo della votazione del 7 marzo. Perché sanno che se anche la maggioranza dei cittadini deciderà di preservare le sue pensioni e dunque voterà di no, loro continueranno imperterrite a fare i loro affari. Lo ha confermato in una recente intervista alla rivista Stocks lo stesso Bruno Pfister, boss di Swiss Life, leader in Svizzera nel business della previdenza professionale: «un no il 7 marzo non avrebbe nessuna conseguenza sulla redditività di Swiss Life». Abbassare il tasso di conversione dunque è solo un modo non già di preservare i profitti delle compagnie assicurative, ma addirittura di aumentarli. Come se ne avessero bisogno.
Il 7 marzo non dobbiamo pensare ai mercati finanziari, alle compagnie assicurative o all'equilibrio finanziario del secondo pilastro. Perché sono falsi problemi. Dobbiamo pensare al futuro da pensionati nostro e dei nostri figli. E chiederci se, nel solo interesse delle compagnie assicurative, vogliamo davvero rinunciare al principio che tutti i salariati possano vivere una vecchiaia dignitosa.

Pubblicato

Venerdì 12 Febbraio 2010

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