Anno XXIV - N°18 - 19 novembre 2021

L'editoriale
18.11.2021

di 

Claudio Carrer

Fino a quando la Svizzera potrà permettersi la sua proverbiale “prudenza” nell’affrontare la nuova ondata pandemica che come un ciclone sta investendo l’Europa e inducendo i governi dei paesi vicini ad adottare nuove drastiche misure per cercare di contenere il dilagare di nuove infezioni? Non per molto se vogliamo evitare un nuovo inverno da incubo per gli ospedali, per l’economia e per l’intera società.
In tutto il continente il quadro epidemiologico è in continuo peggioramento, in termini di infezioni, di ricoveri e di decessi, da ormai un paio di mesi: la situazione è considerata dall’Oms «molto preoccupante» in una decina di paesi. E in diversi hanno già introdotto (e altri lo stanno per fare) pesanti restrizioni di varia natura: il confinamento dei non vaccinati (possibilità di uscire di casa solo per attività essenziali come fare la spesa o andare dal medico) è già realtà in Austria, in diversi Länder tedeschi l’accesso a bar e ristoranti è consentito solo agli immunizzati e in Italia si sta discutendo una soluzione simile, la Francia ha chiuso le frontiere ai no-vax mentre l’Olanda è già in lockdown: chiusura alle 20 di bar e ristoranti, alle 18 dei negozi non essenziali ed eventi sportivi a porte chiuse.

Articoli

Donne
18.11.2021

di 

Veronica Galster

Oggi ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo stesso giorno, le donne che ritengono di aver subito violenza durante il parto, la gravidanza o il puerperio, possono depositare una rosa nei luoghi dove è avvenuta questa violenza: è il Roses Revolution Day. Sì, perché la violenza contro le donne si manifesta anche così, in quello che dovrebbe essere uno dei giorni più belli della propria vita. Secondo uno studio pubblicato nel 2020, un quarto delle donne in Svizzera subisce una forma di violenza ostetrica durante il parto, con conseguenze anche importanti su mamma e bambino.

Lavoro & Dignità
18.11.2021

di 

Francesco Bonsaver

Otto scioperi, in altrettante località, nella medesima impresa nel pacificato mondo del lavoro elvetico è un fatto mai visto nel Ventunesimo secolo. I corrieri di Smood di Yverdon, Neuchâtel, Nyon, Sion, Martigny, Friborgo, Losanna e, infine, Ginevra sono entrati in sciopero, organizzati e sostenuti da Unia. Rivendicano il pagamento delle ore effettivamente prestate, l’indennizzo per l’impiego dei propri mezzi di trasporto, una migliore pianificazione dei turni e la fine delle sanzioni arbitrarie.

Questa protesta si aggiunge a quella intrapresa a livello nazionale dai corrieri in lotta da nove mesi contro il Sistema Dpd, fondato su zero dipendenti e ottanta ditte subappaltanti, che consentono di eludere la responsabilità quale datore di lavoro diretto.

In Ticino poi spira vento di ribellione in un'altra ditta di consegne cibo, la ticinese Divoora. Un repentino cambio contrattuale imposto ai lavoratori nel giro di 24 ore pretende di non riconoscere il tempo di lavoro del dipendente a disposizione dell'azienda.



Salute & Giustizia
18.11.2021

di 

Mattia Lento

Mentre nei paesi ricchi imperversa, fomentato dai media, il dibattito tra provax e novax, nel mondo continuano a morire ogni giorno migliaia di persone a causa del coronavirus. Le donazioni di vaccini ai paesi poveri non sono assolutamente sufficienti per coprire il fabbisogno e le tonnellate di fiale in scadenza sono destinate alla discarica.

Rubriche

La mano invisibile
18.11.2021

di 

Silvano Toppi
Eurovisioni
18.11.2021

di 

Andreas Rieger
Spazio Amnesty
18.11.2021

di 

Sarah Rusconi
Dolce casa
18.11.2021

di 

Adriano Venuti

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