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Bancastato, non aprite quella porta

di

Gianfranco Helbling
Non aprite la porta ad una privatizzazione della Banca dello Stato. Lo dice l'Associazione per la difesa del servizio pubblico commentando l'intenzione di permettere alla banca l'acquisto di un istituto esterno dedito al private banking.

La Banca dello Stato del Cantone Ticino non è in forma smagliante (cfr. riquadrato). Ed è troppo dipendente dalle operazioni su interessi, cioè in sostanza dall'attività creditizia (ipoteche e crediti concessi ad aziende, privati o enti pubblici): in quest'ambito realizza quasi i tre quarti dei suoi ricavi. Per questo la banca si assume anche troppi rischi. Ecco perché la Banca dello Stato intende potenziare l'attività relativa all'amministrazione di patrimoni, il cosiddetto private banking. E il Consiglio di Stato vuole assecondarla, con un messaggio (pubblicato lo scorso 17 settembre) che propone alcune modifiche alla Legge sulla Banca dello Stato per permettere all'istituto di credito di puntare con decisione sul private banking. O meglio: per permettergli di acquistare o controllare una società esterna per realizzare il private banking.
Il governo motiva la proposta con la necessità di diversificare le fonti di ricavo, rilevando che numerose banche cantonali hanno fatto lo stesso passo nell'ultimo decennio. Ma due punti nella strategia del governo restano poco chiari. Il primo: perché il private banking non possa essere fatto direttamente dalla Banca ello Stato. Il governo si limita a rilevare che «l'esperienza» avrebbe dimostrato la necessità di acquisire una struttura esterna. Il secondo punto poco chiaro: che ne è della garanzia dello Stato. Per quanto la si possa escludere con riferimento alle attività della società controllata, i giuristi citati dal Consiglio di Stato non sono in grado di affermare con certezza che essa non entrerà mai in gioco.
L'Associazione per la difesa del servizio pubblico (Adsp) non ci sta, come spiega in una dettagliata presa di posizione presentata ieri. Per l'Adsp non è affatto necessario acquisire una struttura esterna. Intanto perché questo porterebbe a fare grossi investimenti (magari all'estero) dall'esito incerto. Poi perché in questo momento tutte le banche si stanno buttando sul private banking: il rischio è quello di arrivare su un mercato già saturo. Inoltre perché il mercato italiano, quello cui probabilmente pensa la Banca dello Stato, presenta troppi rischi. Infine non sarebbe esclusa del tutto la responsabilità dello Stato per gli impegni assunti dall'affiliata, e questo anche se la responsabilità fosse esclusa per legge. Per l'Adsp è incomprensibile che Bancastato non assuma in proprio il private banking.
Il messaggio del governo giaceva da tempo nei cassetti del Dipartimento finanze ed economia (Dfe). Vi era rimasto perché, dopo che Marina Masoni aveva preannunciato la privatizzazione della Banca dello Stato, vi fu al contrario il rafforzamento del mandato pubblico. Ora con questo messaggio il pendolo sembra andare di nuovo nell'altra direzione. In Commissione della gestione c'è già una bozza di rapporto favorevole, ma se ne riparlerà a marzo. Il lancio di un referendum appare verosimile se la proposta dovesse passare anche in Gran Consiglio. Sull'ipotesi di un referendum l'Adsp non si è ancora espressa.


«Una privatizzazione strisciante»

Graziano Pestoni, segretario dell'Associazione per la difesa del servizio pubblico (Adsp) e parlamentare Ps, voi non contestate che un'estensione dell'attività di private banking da parte della Banca dello Stato possa essere utile.
No, lo avevamo già riconosciuto nel 2001. Quello che non capiamo è perché si debba creare una struttura separata, difficile da concepire nell'ottica del servizio pubblico. Essa rappresenta una privatizzazione strisciante dell'attività della Banca dello Stato. Se poi davvero si ritiene di dover estendere le attività di private banking, allora lo si faccia con modestia. Non è il caso infatti di mettersi a fare concorrenza ai grandi istituti bancari, che hanno capacità (in termini finanziari, di relazioni, di diffusione a livello mondiale, di esperienza) che sono incomparabili rispetto a quelle di Bancastato. E anche se oggi Ubs e consorti registrano una fuga di clienti, il grosso non avranno problemi a trattenerlo.
Quali conseguenze sul personale avrebbe l'acquisizione di una struttura esterna?
I vertici di Bancastato dicono che una struttura separata è necessaria anche perché gli stipendi nel private banking sono più alti. Ma questo introdurrebbe una disparità di trattamento e una concorrenza fra dipendenti che tutto sommato lavorano per lo stesso padrone. Con conseguenze deleterie per il clima di lavoro interno.
Nel vostro documento non ne parlate, ma l'Adsp ha delle perplessità anche rispetto alla natura dei capitali che la Banca dello Stato finirebbe per gestire, alcuni dei quali potrebbero ad esempio essere sottratti alle autorità fiscali italiane?
Sì. Un ente pubblico ha anche un'etica da rispettare, e quindi la Banca dello Stato deve stare lontana da certi affari, anche a costo di un guadagno minore. Questa operazione ricorda quanto accaduto con l'Azienda elettrica ticinese (Aet), che aveva creato una triangolazione d'affari attraverso le isole Cayman, guadagnandoci: ma è giusto che l'Aet investa nel mondo intero passando per le isole Cayman dove non si pagano imposte?
Bancastato dice che il margine che realizza con l'attività creditizia (che rappresenta quasi i tre quarti dei suoi utili) è sempre più sottile. Da qui la necessità di diversificare le sue entrate, pena il rischio di non più farcela, con gravi conseguenze per tutta l'economia cantonale. Questa operazione non è dunque anche nell'interesse dell'intero sistema economico ticinese?
La si faccia, ma attraverso la banca che già esiste. Il tessuto economico ticinese ha ben altre esigenze. Fra artigiani e piccoli imprenditori c'è malcontento per i rapporti molto burocratici che Bancastato ha con loro. Per la banca dovrebbe quindi essere prioritario fare bene i compiti che le derivano dal suo mandato. Le Raiffeisen ad esempio si dimostrano molto più disponibili nei confronti dei clienti. E però lasciano ampi settori scoperti sui quali Bancastato dovrebbe attivarsi. Penso al sostegno all'economia ad esempio con crediti privilegiati nell'ambito delle energie rinnovabili: è un mercato che si sta sviluppando e che propone prospettive certamente interessanti. 

Pubblicato

Venerdì 13 Febbraio 2009

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