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Conservatori con orgoglio

di

Gianfranco Helbling
È vero: noi di sinistra siamo ormai dei conservatori. Almeno per quel che concerne alcuni specifici aspetti della vita di tutti noi. Uno di questi, importantissimo, riguarda le condizioni di lavoro: sì, vogliamo conservare quanto di buono s’è conquistato nel ventesimo secolo in termini di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e, dunque, di qualità della vita. Per questo diciamo che la flessibilità non è un bene in sé e che le presunte “leggi del mercato” alle quali tutti dovrebbero piegarsi sono tutt’altro che inderogabili. Lo sappiamo, i lettori di area sono abituati a leggere notizie e commenti su questo argomento. Ma di flessibilizzazione e di sgretolamento delle condizioni di lavoro dobbiamo continuare a scrivere perché è l’attualità ad imporci di farlo. La scorsa settimana abbiamo riferito della decisione del Consiglio nazionale di estendere all’inverosimile gli orari di apertura dei negozi situati nelle principali stazioni. In questo numero ci occupiamo invece della proposta della Società svizzera degli impresari costruttori che, per proteggere gli operai edili dal caldo torrido o dal gelo pungente, vuol farli lavorare di sabato e nelle ore marginali della giornata (cfr. pagina 5). L’obiettivo, sempre più evidente, è uno solo: rendere la forza lavoro disponibile in ogni momento, quando più fa comodo, quando più è redditizia. E quando questo obiettivo non lo si raggiunge deregolamentando le condizioni di lavoro si ricorre alle lavoratrici e ai lavoratori che per definizione sono flessibili: quelli su chiamata e quelli interinali. Un fenomeno questo in crescita, con però note e pesanti conseguenze sulla sicurezza e sulla salute di chi è costretto ad accettare queste condizioni di lavoro per vivere e, di riflesso, sulla fattura sanitaria che paghiamo tutti noi. Che cosa significhi lavorare in un settore con sempre meno regole a tutela dei lavoratori lo spiegano i camionisti nel dossier alle pagine 6 e 7 di questo giornale. Ma lo constatiamo tutti noi ogni volta che un camion è spinto in incidenti sempre più spaventosi da condizioni di lavoro inaccettabili. Regole chiare, forse anche rigide, per porre dei limiti alla flessibilità sono dunque necessarie per garantire la sicurezza e la salute di chi lavora e di tutti noi. Regole che vanno più in là: esse garantiscono anche isole di tempo da dedicare alla famiglia, all’educazione dei figli, ai rapporti sociali. Opporsi alla flessibilizzazione del lavoro vuol dire dunque cercare di conservare la qualità della vita e la coesione sociale. Sono valori questi che soltanto chi è cinico e accecato dal profitto a breve termine può mettere con leggerezza in discussione. Tutti gli altri possono con orgoglio definirsi conservatori.

Pubblicato

Venerdì 26 Marzo 2004

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