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Duttweiler, un mito nazionale

di

Gianfranco Helbling
È un personaggio mitico in Svizzera Gottlieb Duttweiler, il fondatore della Migros. Detestato da ampie frange del potere economico, fu molto amato dalla popolazione. Alla sua figura è dedicato il documentario "Dutti der Riese" ("Dutti il gigante") del regista Martin Witz, proposto al Festival di Locarno e dal 20 settembre in distribuzione nei cinema della Svizzera tedesca. "Dutti der Riese" è un film piacevole. Esso si basa su una mole notevole di interessanti documenti d'archivio ed è ben ritmato e articolato nel raccontare una biografia straordinaria. Duttweiler, che pure aveva i suoi lati d'ombra, è stato un uomo dalle tante e straordinarie intuizioni, molte delle quali sono penetrate profondamente nel quotidiano degli svizzeri. Peccato che Witz abbia a tutti i costi cercato di smussare gli angoli, non accennando neppure al sempre più evidente distacco fra le tesi di Duttweiler e la realtà odierna di Migros, come se non volesse dispiacere ai vertici del gigante arancione. In questa intervista spiega fra le altre cose il perché di questa scelta.

Martin Witz, secondo lei Gottlieb Duttweiler era un populista?
Era certamente molto popolare. Era una personalità straordinaria, forte, quasi mitologica. Con populista oggi si intende qualcosa di negativo, come se chi lo è perseguisse qualche secondo fine che non può confessare nel suo contatto diretto con la popolazione. Se questo si intende con populista, Duttweiler non lo era.
Ma chi come lui si mette in testa di salvare il mondo, ed è convinto di saperlo fare, può essere pericoloso…
È vero. Lui però non è stato pericoloso perché era generoso. Era un democratico nel senso più radicale malgrado il suo potere e la sua mentalità dittatoriale. Il suo motto era: sono forte, e proprio perché sono forte devo aiutare i più deboli. È da questa norma etica fondamentale che lui ha poi sviluppato tutte le sue idee, le sue teorie.
La grande quantità di idee geniali che ha messo in pratica erano tutte sue o si avvaleva di uno staff di collaboratori che lo consigliavano?
Duttweiler aveva una quantità incredibile di intuizioni molto avanzate. In molti campi è stato un precursore: ha inventato il marketing 30 anni prima che questa parola esistesse. Per verificare la validità delle sue idee, amava discuterne con dei cosiddetti sparring partner, dei giovani (giornalisti, studenti o suoi impiegati) con i quali conduceva lunghe discussioni contraddittorie. È sostenendo le sue idee contro chi era tenuto a confutargliele che ne verificava i punti deboli e le migliorava. Anche sua moglie Adele lo ha aiutato attivamente nella definizione dialettica del suo credo etico.
Nel suo film si dice poco del rapporto di Duttweiler con i dipendenti della Migros. Si dice che era per una riduzione del tempo di lavoro, ma con loro come si comportava?
È una questione complessa. Da una parte si celebra come il "buon padrone" che è responsabile per un'impresa sociale funzionante. È però anche contro i sindacati che ritiene inutili, dato che lui è appunto un "buon padrone" e questo può bastare. Allo stesso modo è tuttavia contro gli imprenditori e i capitalisti che sfruttano la manodopera. Credo che avere lui come capo fosse complicato e scomodo, perché anteponeva a tutto l'efficienza e il progresso. Non aveva dei veri collaboratori nel senso di persone che davvero prendeva sul serio, ma li conduceva con fermezza in base ai suoi obiettivi commerciali e politici. Si dice che avesse un cattivo feeling per le persone, che non si attorniasse dei collaboratori migliori perché li sceglieva unicamente in funzione dei suoi obiettivi.
La Migros progressivamente s'è distaccata dal patrimonio ideale che le aveva lasciato Duttweiler. Quando iniziò questo processo?
Quanto si sia staccata la Migros da questo patrimonio ideale è un grosso dibattito che a giusto titolo viene condotto da tempo e continuerà ad essere condotto anche in futuro. "Dutti der Riese" non tratta questo complesso di problemi perché il tema del film è Duttweiler e non Migros. È già stato abbastanza difficile ridurre la vita di Duttweiler a 93 minuti, sarebbe stato impossibile metterci anche il dibattito su Migros.
Duttweiler fece anche politica fondando l'Anello degli indipendenti. Nello schema destra-sinistra lui dove si collocava?
Duttweiler era considerato uno di sinistra da chi si posizionava nel centro-destra mentre per la sinistra era uno di destra. Lui stesso si definiva sia politicamente che economicamente come un convinto assertore del capitalismo, ma precisava anche di essere il necessario correttivo al capitalismo. Era convinto che con questo capitalismo si dovesse convivere anche perché non vedeva alternative ragionevoli, ma era pure convinto della necessità di correggerne le distorsioni affinché potessimo essere forti e moralmente stabili per tener testa al comunismo. Eravamo in piena guerra fredda.
La persona di Duttweiler richiama paralleli anche con la figura di Blocher. È d'accordo?
Sì, ci sono paralleli con Blocher in quantità sorprendente: la grande popolarità, l'argomentazione molto grezza, l'istinto politico, certi tratti populistici, il fervente patriottismo, il grande potere economico e mediatico. Ma ci sono alcune differenze importanti. La prima è in rapporto con la politica estera: Duttweiler considerava valida la sua tesi di fondo che il forte è tenuto ad aiutare il più debole anche a livello internazionale. Lui non si fermava al confine, a differenza di quanto facciano certi patrioti di oggi che concepiscono la Svizzera come una fortezza: per Duttweiler il patriottismo non comporta una chiusura su sé stessi, ma implica la necessità di aprirsi, di uscire. Per Duttweiler, dal momento che la Svizzera è forte è un suo dovere aprirsi alla comunità internazionale per darle il suo contributo nella costruzione di un mondo migliore. C'è una seconda differenza rispetto a Blocher. Per Duttweiler l'aver riguardo del prossimo è una regola etica fondamentale e naturale. Negli ultimi vent'anni invece questo senso comune di appartenenza è stato pesantemente attaccato dalla parte politica cui appartiene Blocher.
Come avete lavorato con il materiale audiovisivo trovato in archivio?
Abbiamo avuto accesso completo in particolare agli archivi della Migros, che sono molto ricchi di materiale visivo e sonoro. Duttweiler s'interessava ai film di ogni genere, da quello per bambini alla propaganda politica. Nel corso dei decenni s'è così accumulata una grande quantità di materiale che abbiamo visionato e ordinato secondo le nostre necessità: è stato un lavoro di oltre due mesi. Abbiamo anche trovato e per la prima volta utilizzato i monologhi che lui registrava a partire dalla metà degli anni '50 la mattina presto o la sera tardi, in un'epoca di crisi personale. Ne abbiamo integrato nel film solo una piccola parte, la più rappresentativa del personaggio.
Al Festival di Locarno il film ha dimostrato di funzionare bene: con Duttweiler come eroe positivo se l'aspettava, o no?
Non lo si può mai davvero prevedere. È vero che Duttweiler è un eroe positivo e anch'io ho fatto il possibile per rappresentarlo come un eroe. Avevo dei dubbi sull'umorismo molto particolare di Duttweiler, non ero sicuro che funzionasse: e con piacere ho constatato che al pubblico l'atmosfera che si crea attorno al personaggio piace.
Rappresentando Duttweiler come un eroe positivo non teme di averne
distorto l'immagine, facendolo migliore di quel che era?
Dopo quel che ha fatto, e con i principi in base ai quali lo ha fatto, meritava che la sua opera fosse ricordata.

Pubblicato

Venerdì 14 Settembre 2007

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