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Edilizia, soluzione cercasi

di

Gianfranco Helbling
Nuovi spiragli per una soluzione positiva del conflitto nell’edilizia principale in vista del rinnovo del Contratto nazionale mantello (Cnm). Oggi riprendono infatti le trattative fra padronato e sindacati dopo che i delegati della Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic) avevano abbandonato il tavolo negoziale lo scorso 14 aprile. Una seconda tornata di discussioni è in agenda inoltre per mercoledì 18 maggio. Quale segnale di buona volontà e per favorire un esito positivo delle trattative il sindacato Unia ha deciso di posticipare al 4 giugno la conferenza professionale dell’edilizia, prevista in un primo tempo per il 21 maggio, alla quale sarebbe stata abbinata una manifestazione di protesta. Ma Unia si dice comunque ancora “pronto alla lotta”. Sullo sfondo delle trattative c’è l’ormai incombente voto del 25 settembre sull’allargamento a Est della libera circolazione delle persone. La situazione s’è sbloccata dopo che il sindacato Unia aveva dato segnali di disponibilità alla Ssic per la ripresa delle trattative. Sul tavolo vi sono soprattutto due punti controversi da regolare: un aumento salariale per il 2006 rivendicato dal sindacato e una più semplice regolamentazione degli orari di lavoro, cui punta la parte padronale. L’obiettivo è di permettere al presidente della Ssic Werner Messmer di presentare all’assemblea dei delegati della sua organizzazione il prossimo 24 maggio un accordo di massima. Se questo accordo sarà accettato dalla Ssic esso verrà poi sottoposto alla conferenza professionale dell’edilizia di Unia il 4 giugno per l’approvazione. Se invece sugli aumenti salariali e sull’orario di lavoro non vi sarà accordo al termine delle trattative, o se quest’accordo sarà respinto dai delegati della Ssic, Unia conferma che sarà battaglia: già il 4 giugno si terrebbe in quel caso una grossa manifestazione davanti alla sede della Ssic a Zurigo, cui farebbe seguito il 13 giugno uno sciopero nazionale d’avvertimento che darebbe il via ad azioni di lotta ancora più incisive. In questi giorni i sindacalisti di Unia stanno distribuendo sui cantieri svizzeri dei volantini in cui riassumono la loro posizione: “dare una chanche alle trattative, ma rimanere pronti alla lotta”. La mancanza di un accordo significherebbe però soprattutto un vuoto contrattuale che né Unia né i vertici della Ssic si augurano. All’orizzonte c’è infatti la scadenza del voto del 25 settembre sulla libera circolazione delle persone: arrivarci con un settore così importante come l’edilizia senza contratto e con il più grosso sindacato nazionale che in quel caso farebbe un’aperta campagna di denuncia del dumping salariale potrebbe voler dire la fine per i bilaterali bis. In questo caso si potrebbe ancora ipotizzare un intervento in extremis del Consiglio federale per giungere ad un accordo prima che la campagna del 25 settembre entri nel vivo: lo stesso direttore del Segretariato di stato per l’economia Seco ha già manifestato il suo timore che il conflitto nell’edilizia principale possa compromettere il risultato del voto sull’allargamento a Est della libera circolazione delle persone. Che la situazione sia delicata proprio in vista di quella votazione lo ha confermato in un’intervista al quindicinale Work il copresidente di Unia Vasco Pedrina: «se nell’edilizia non troveremo una soluzione soddisfacente sarà difficile per Unia convincere i suoi membri a votare sì alla libera circolazione delle persone». Oltre alle questioni del salario e dell’orario di lavoro vi sono numerosi altri punti che sono ancora controversi, dallo smantellamento dell’assicurazione d’indennità giornaliera per malattia al peggioramento della protezione dal licenziamento. Su questi punti però non è necessario che si arrivi subito ad un risultato: in caso di mancato accordo rimarrebbe infatti in vigore, riguardo ad essi, il vecchio contratto. Si dovrebbe comunque tornare a parlarne negli anni a venire. Le prossime due settimane saranno dunque decisive. Non solo per l’edilizia, ma anche per il voto del 25 settembre e, quindi, per l’economia del nostro paese.

Pubblicato

Venerdì 13 Maggio 2005

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