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I nuovi barbari

di

Gianfranco Helbling
Forse il tubo per la gettata del cemento che giovedì scorso ha ucciso l'operaio Cosimo Cifarelli sul cantiere di una casa in costruzione di Cadenazzo sarebbe impazzito anche su qualsiasi altro cantiere. E dunque la sua morte è stata una fatalità. Forse, però. Perché subito dopo l'incidente sono emersi alcuni particolari che gettano una luce inquietante su quel cantiere. Ad esempio che il cantiere della casa era privo di ponteggi e che l'operaio lavorava senza casco. Ma anche che il titolare dell'impresa era stato appena condannato per il furto di materiale di costruzione ad una ditta concorrente – materiale che poi cercò di usare come apporto di capitale al momento della costituzione della sua ditta.
L'inchiesta ci dirà le cause della morte di Cifarelli. In questo quadro tuttavia essa più che una fatalità, appare come una logica conseguenza di un crescente degrado. Un imbarbarimento che è del modo di fare impresa e che si ripercuote direttamente sulle condizioni di lavoro. Ci possono essere mille ragioni che spiegano questo degrado – non tutte le colpe devono essere degli imprenditori: se il committente vuole la casa a tetto per ferragosto e ti ha ancora limato alcune decine di migliaia di franchi sull'appalto, l'unico modo per starci dentro è andare di fretta, speculando in particolare sulla sicurezza. Nella speranza che tutto vada bene. Perché se non ci stai tu, ce n'è tante in giro di ditte disposte a realizzare il sogno della casetta subito e a poco prezzo. Specialmente di questi tempi che il mercato lombardo è secco e che anche in Svizzera si vedono i primi segnali di raffreddamento del settore.
Ma una responsabilità in questo degrado l'hanno anche le imprese stesse. Proprio il giorno dopo l'incidente di Cadenazzo ne hanno parlato il sindacalista di Unia Renzo Ambrosetti e il presidente degli impresari construttori Edo Bobbià in occasione dell'annuale assemblea dell'Associazione interprofessionale di controllo (Aic). Il loro bilancio è amaro: le condizioni di lavoro sui cantieri ticinesi stanno imbarbarendo sempre più. E lo scorso anno s'è avuta un'accelereazione del degrado. Tanto da arrivare ad aggressioni verbali e fisiche nei confronti degli ispettori dell'Aic. Oltre ad un'impennata delle infrazioni.
È una nuova invasione barbarica. Che butta giù a spallate il mito dell'imprenditore virtuoso, tale proprio perché "fa impresa". E che nuoce in primo luogo alle lavoratrici e ai lavoratori, poi ai consumatori, infine agli stessi imprenditori seri e onesti, che si trovano ad operare in un mercato completamente falsato. Sta quindi in primo luogo agli ambienti padronali fare pulizia al loro interno, se davvero credono al mercato e alle sue virtù. Senza più banalizzare il fenomeno in nome di un pericoloso corporativismo ad oltranza. E senza più considerare il sindacato presente sul posto di lavoro come un nemico.

Pubblicato

Venerdì 28 Maggio 2010

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