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Il Ramadan in via Bossi

di

Gianfranco Helbling
Svizzero di origine egiziana, laureato in economia, anche Hassan El Araby a Chiasso ci è arrivato in treno. Solo che, a differenza di molti altri, lui alla stazione di Chiasso da quel treno è sceso. Lavorava per una catena alberghiera svizzera che operava in Arabia saudita. «Ero stato mandato per due anni a Zurigo». L’idea era di fare esperienza e poi tornare in Egitto. «Ma a Zurigo ho ritrovato quella che sarebbe diventata mia moglie, che abitava a Morbio. Alla fine di quei due anni abbiamo preso il treno e siamo scesi a Chiasso». Era il 1984, lui aveva 30 anni. El Araby ha frequentato dapprima il Centro islamico di Lugano, e a poco a poco è diventato di fatto il portavoce della comunità musulmana in Ticino. Nel ’96 s’è fatto promotore del cimitero islamico di Lugano e nell’agosto ’99 a Chiasso ha fondato l’Associazione Islam senza frontiere aprendo la Biblioteca islamica. Perché? «Le menzogne che sempre più venivano diffuse dai media a proposito dell’Islam mi avevano convinto che si doveva fare qualcosa per migliorare la comprensione del mondo musulmano in occidente». La Biblioteca si rivolge dunque in primo luogo ai non musulmani «per spiegare chi siamo e ciò in cui crediamo», dice El Araby, «e oggi, dopo l’11 settembre, questo lavoro mi sembra ancora più importante. Per i musulmani infatti vale ormai la presunzione di colpevolezza: dobbiamo sempre dimostrare di non essere terroristi. Ma l’Islam non è la religione del terrorismo, al contrario». La Biblioteca è al numero 2 della centralissima via Bossi, al terzo piano sopra il bar Indipendenza: «noi non ci ghettizziamo e non permettiamo a nessuno di ghettizzarci». Ecco perché l’Associazione fa grossi sforzi a favore dell’integrazione. Per El Araby i migranti hanno bisogno di qualcuno che li porti a conoscere l’altro e viceversa: «sono due pezzi di un puzzle che devono incontrarsi. E per facilitare questo incontro ci vogliono dei luoghi, altrimenti si vive fianco a fianco senza conoscersi». La porta della Biblioteca dunque è aperta ogni giorno a tutti: ci viene chi frequenta corsi di arabo, ci vengono le scuole, ma anche giovani ticinesi che cercano consigli perché la persona che stanno per sposare è di origine mediorientale o coppie musulmane che hanno qualche problema famigliare da risolvere. E vi si ritrovano i musulmani della regione per la preghiera. Il sogno di El Araby è però che la Biblioteca islamica possa col tempo diventare una biblioteca multiculturale. Ma intanto «viviamo a fatica di offerte. Il Comune ci fa pagare un affitto conveniente, grazie, ma che non è comunque regalato e si fa fatica a far fronte alle spese mensili». I tre locali della Biblioteca sono un punto di riferimento anche per gli ospiti del Centro di registrazione per richiedenti l’asilo di Chiasso: «la sala con la cucina, che ci serve anche per la preghiera, è a disposizione di tutti. Chiunque può venire, prepararsi un tè, incontrare qualcuno e passarci la giornata. In questo modo abbiamo già tolto molti richiedenti l’asilo dalla strada». Durante il mese del Ramadan la Biblioteca presta poi un’attenzione particolare ai richiedenti l’asilo, come spiega El Araby: «diamo spazio alla rottura del digiuno collettivo che offriamo ai musulmani ospiti del Centro di registrazione. Abbiamo un buon rapporto con la direzione del Centro: siccome durante il Ramadan possiamo mangiare soltanto dopo il tramonto, lasciano ai loro ospiti più tempo prima di rientrare per la notte. È un’altra porta aperta al dialogo». La scorsa primavera El Araby è stato eletto in Consiglio comunale, sulla lista rosso-verde. «Ma da indipendente», precisa. Una candidatura prima e un’elezione dopo che non hanno convinto tutti, nemmeno nel Ps. E che gli hanno procurato anche qualche minaccia anonima. «Mi sono impegnato da sempre per tutti e con tutti, ma la prima seduta del Consiglio comunale è stata per me un’esperienza importante, mi sono sentito finalmente cittadino». Oggi i colleghi del legislativo lo vedono un po’ come un saggio, ma lui dice soprattutto di divertirsi: «mi ha sorpreso come litigano i politici». Per El Araby politica e religione non sono affatto inconciliabili: «il Consiglio comunale ha l’obiettivo di fare il bene della comunità. È lo stesso obiettivo dell’Islam. Per me dunque non c’è nessuna distinzione fra politica e religione», osserva. A lui interessa il confronto di idee: «è nelle ragioni dell’altro che riconosco i miei errori o le mie debolezze. Per questo è importante che quando incontra un’altra cultura l’Islam non si annulli». Una cosa, dunque, da consigliere comunale gli dà profondamente fastidio: «non mi va che si debba giudicare il “grado di assimilazione” quando si decide di concedere la cittadinanza svizzera, la cittadinanza va concessa quando un diritto è maturo e la persona idonea». Perché nessuno, dice El Araby, è assimilabile a nessun altro, «siamo tutti diversi e grande è la ricchezza dell’incontro. Ma questo è un altro discorso».

Pubblicato

Venerdì 17 Dicembre 2004

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