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Il mondo ha fame

Un nuovo libro affronta il tema della sicurezza alimentare in rapporto all’ecologia e decostruisce molti falsi miti attorno al cibo

di

Mattia Lento

Alcune immagini satellitari messe a disposizione della Nasa ci dicono che abbiamo un problema: sul nostro pianeta non abbiamo ulteriori terre da coltivare, a meno che si decida di intaccare quelle aree che finora abbiamo protetto per ragioni ecologiche. A mostrare queste immagini, al Punto de Encuentro di Zurigo, storico locale della diaspora spagnola, è stato Mauro Balboni durante la recente presentazione del suo secondo libro intitolato Il pianeta dei frigoriferi. Segnali dal futuro del cibo (Scienza express, 2022).

 

Non c’è più terra

 

Non abbiamo più terre, eppure la popolazione mondiale cresce sempre di più e con essa il fabbisogno individuale di cibo. I frigoriferi del titolo fanno riferimento all’elettrodomestico che più di altri ha avuto un impatto decisivo sulle nostre abitudini alimentari. Proprio il numero di frigoriferi sta crescendo in maniera esponenziale. In Asia e in Africa sta entrando in milioni di nuove case di anno in anno e sta così modificando nel profondo la geografia agroalimentare mondiale. La crescita del numero di frigoriferi va infatti di pari passo con l’aumento del fabbisogno calorico. La Cina è l’esempio più lampante della crescita della domanda alimentare mondiale per Balboni: il cinese aveva a disposizione di media 1500 kilocalorie nel 1960, oggi ne ha a disposizione addirittura 3000, una media che non si allontana di molto da quella europea. La crescita è stata velocissima ed è destinata ad aumentare ulteriormente, e non solo in Cina. I cambiamenti sono anche qualitativi: le calorie di 60 anni fa erano perlopiù derivate da vegetali, oggi sempre più da proteine animali e cibo trasformato industrialmente. Per Balboni è quindi chiaro: non avendo più ulteriori spazi coltivabili, occorre produrre più cibo con i mezzi che abbiamo. Insomma, produrre di più con meno risorse, un leitmotiv dell’odierno dibattito relativo ai rapporti tra economia e ambiente.

 

Insetti e coltivazioni alternative

 

Nel libro, Mauro Balboni fa più volte riferimento a quelli che lui definisce i falsi miti attorno al rapporto tra cibo ed ecologia. La soluzione per risolvere i problemi alimentari non è quella di ridurre i consumi individuali (il mito del consumatore frugale), non è la ripresa acritica di pratiche antiche (il mito della buona agricoltura di una volta utilizzato solo a fini di marketing) e nemmeno il “ritorno alla terra”, ma l’innovazione agroalimentare che andrebbe sostenuta dalle istituzioni. Nel capitolo del libro intitolato “Grilli superproteici”, Balboni individua nell’allevamento di insetti una delle possibili soluzioni per far fronte all’aumento della domanda di proteine che è in corso da anni (e che non diminuirà sul breve periodo). Come soddisfare questa domanda è una delle grandi sfide del sistema agroalimentare globale. Le proteine animali tradizionali sono oggi sotto accusa, a causa degli elevati costi climatici e ambientali per produrle. Le proteine degli insetti presentano da questo punto di vista notevoli vantaggi, anche rispetto a quelle vegetali: non occupano terra fertile e hanno un impatto ecologico molto basso, ovvero necessitano di poco spazio, poca acqua e producono poche emissioni. Altre soluzioni potrebbero essere la produzione di proteine sintetiche, per ora economicamente troppo care, e i metodi alternativi come la coltivazione aeroponica e quella idroponica. Per Mauro Balboni sono necessari investimenti indirizzati verso queste alternative e un profondo cambio di mentalità, anche tra i politici e i settori della popolazione più attenti al problema del cibo in rapporto all’ecologia. Al momento a dominare sono però ancora investimenti non destinati all’innovazione e i falsi miti legati al cibo di cui sopra. Il libro di Balboni, nutrito da anni di lavoro nel settore agroalimentare, da ampie ricerche e da una vasta gamma di esperienze alimentari

alternative, ha il merito di porre delle domande fondamentali. La sua è una prospettiva sinceramente ecologista, anche se lontana dagli schemi a cui siamo abituati. Nel libro non si trova tutto lo scibile sull’argomento della sicurezza alimentare, ma di certo troviamo tutte le domande più importanti e una parte delle possibili soluzioni per il futuro lontane dalle utopie consolatorie dei nostri tempi.

Pubblicato

Martedì 5 Luglio 2022

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