Il pozzo nero del segreto bancario

Secondo una tesi corriva di area liberale, l’effetto più disastroso del Fiscogate è la perdita di credibilità del sistema bancario e fiscale del Paese. Prendiamo atto. Responsabili? Alcuni alti funzionari dell’Ufficio delle contribuzioni, rei di non aver rispettato il segreto d’ufficio (o, a discrezione, la consegna del silenzio). La tesi è così scontata da diventare accattivante. Senonché, l’abuso di retorica patriottarda che l’accompagna, insieme all’accusa di sciacallaggio rivolta ai media, hanno rovinato la festa. La tesi si fa via via meno credibile. Il Fiscogate, ecco dove va a parare la retorica, produrrebbe la perdita di valori acquisiti quali il rispetto delle persone e la discrezione, che sono due delle componenti che fanno la famosa superiorità del sistema bancario e fiscale svizzero. Confesso la mia poca scienza economica (e finanziaria), ma sarà lecito porre tre domandine? A chi hanno mancato davvero di rispetto i funzionari? Quale discrezione sarebbe andata persa? Quali valori? Certo rispetto e discrezione sono cose buone. Essere discreti vuol dire, tra l’altro, avere senso della misura, moderazione, tatto. Tutte cose nobili, intendiamoci, e condivisibili. Ma quando la discrezione si applica al sistema bancario si chiama segreto bancario: ciò che ha trasformato la Svizzera in una cloaca della finanza internazionale, come sostiene da sempre un coraggioso giornalista italiano. Che valore potrà mai rappresentare il segreto bancario? C’è bisogno di richiamare Ziegler? Basterà accennare alle imprese del generale Pinochet? Sarà sufficiente riferirsi ai conti del Cav. Banana? Perbacco, rispondono i banchieri, non siamo noi i ladri! D’accordo. Ma questo si chiama cinismo. Non siamo noi a essere razzisti, dicevano i sudafricani bianchi al tempo dell’apartheid; sono loro che son neri! Insomma, la discrezione è parola svalutata, soprattutto quando diventa la virtù professionale grazie alla quale, sostengono gli autori della tesi, “gli investitori stranieri vengono da noi assicurando il nostro benessere e la tenuta della nostra economia”. È un falso. È un falso più che provato: non da me (vedi la riserva di cui sopra), ma da fior di economisti. Che economia sarà mai questa fatta com’è di transazioni illegali, di frodi fiscali, di traffici illeciti e di manipolazioni monetarie internazionali? L’insieme delle attività criminali coperte dal segreto bancario è un pozzo d’infamia dal quale deriva un concetto di libertà che fa tutt’uno con licenza. (Per non parlare dell’etica, ridotta a genere voluttuario!) Che liberali saranno mai questi signori che si sciacquano la bocca con espressioni altisonanti come “stato di diritto”, “etica pubblica” e “senso di responsabilità”? Per intanto si sappia che la tesi corriva di cui si parlava all’inizio trova la sua sintesi nell’urgenza di individuare e di punire duramente gli alti funzionari dell’Ufficio delle contribuzioni. Nessun sconto. Tolleranza zero. I funzionari suddetti sono, va da sè, miscredenti, disturbatori della quiete sociale, reietti. Nemici della patria, alla faccia di chi esporta capitali da un cantone all’altro alla ricerca di sconti fiscali. Così è, al di là delle mie poche competenze economico-finanziarie.

Pubblicato il

24.02.2006 14:00
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