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Il sonno della ragione

di

Gianfranco Helbling
La Svizzera ha il peggiore ministro della giustizia della sua storia. Il peggiore e il più pericoloso per la nostra democrazia. Christoph Blocher non è assimilabile alla nebulosa neonazista, certamente no, anche se le simpatie reciproche ci sono. Ma è autoritario, molto autoritario. La sua parola è legge. E la sua legge non ammette deroghe. Lo ha nuovamente dimostrato domenica sera quando, subito dopo aver detto che non l'avrebbe fatto, ha commentato il per lui trionfante esito del doppio referendum sulla nuova Legge sugli stranieri e sulla revisione della Legge sull'asilo. Per Blocher il risultato delle urne «è un chiaro mandato alle autorità federali e cantonali. E vale in particolare anche nei confronti dei tribunali». Perché, ha aggiunto, non può essere che la sfiducia del popolo cresca per una mancata applicazione delle leggi.
Il populismo di Blocher era noto. Questo suo perentorio diktat ai tribunali però è nuovo e sconcerta (come sconcerta l'assenza di reazioni a questa sua uscita). Facendo strame della separazione dei poteri, un principio fondamentale in ogni Stato di diritto che se non lo sai in terza media ti bocciano, il giurista e ministro della giustizia Blocher ha ingiunto ai tribunali, in particolare alla Commissione di ricorso in materia di asilo, di sottomettersi al suo volere. E questo perché se oggi c'è ancora una speranza concreta che le due nuove leggi non dispieghino tutto il loro potenziale di inumana brutalità, essa risiede nel controllo della loro applicazione da parte di tribunali realmente indipendenti dal potere politico. Tribunali che sanno che il limite inviolabile di ogni azione statuale è la dignità umana, che il principio del non respingimento di un richiedente l'asilo in pericolo è una norma obbligatoria e inderogabile del diritto internazionale cui tutti gli Stati debbono adeguarsi, che i minorenni godono, per la fragilità legata alla loro età, di una protezione particolare e accresciuta e del diritto a crescere con i genitori, che il diritto al matrimonio è sacrosanto.
A tanto siamo arrivati: a dover sperare di avere ancora una giustizia davvero indipendente perché la Svizzera rispetti gli standard minimi di umanità. Siamo al punto più alto della parabola politica di Blocher e a quello più basso della storia recente del nostro Stato di diritto. È l'ora della vigilanza. Chi si è battuto contro le due leggi può essere fiero del suo impegno, al servizio non solo degli stranieri, ma della Svizzera come Stato giusto e libero. L'impegno però continua. Almeno fino a quando non saremo usciti da questo spaventoso sonno della ragione.

Pubblicato

Venerdì 29 Settembre 2006

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