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L'intervista

«In Svizzera si fa fatica a parlare di corruzione»

Per la professoressa Federica De Rossa (Usi) la nuova legge federale sulle commesse pubbliche è un passo in avanti, ma si potrebbe fare ancora di più

di

Federico Franchini

L’ambito degli appalti pubblici assieme a quello dei permessi è uno di quelli che si presta maggiormente alla corruzione. A titolo di esempio, l'Ufficio federale delle strade (Ustra) ha firmato nel 2020 contratti per 1,9 miliardi di franchi. Le ciffre, insomma, sono elevate e le imprese che concorrano attratte da questi guadagni sono molte. Il rischio di corruzione, però, è dietro l'angolo. Lo dimostrano alcuni casi recenti: le condanna di due ex funzionari dell'Ustra nell'ambito degli appalti sul Sempione e di un ex collaboratore della Segreteria di Stato dell'economia (Seco) corrotto in cambio di centinaia di commessse per del materiale informatico. Di fronte a questa situazione, cosa prevede la legge? Per saperne di più ne abbiamo parlato con Federica De Rossa, professoressa straordinaria di Diritto dell’economia presso l'Università della Svizzera italiana.

 

Professoressa De Rossa, in Svizzera si ha l’impressione che la corruzione non esista. Alcuni casi ci dimostrano che non è così. Lei cosa dice?


In Svizzera si fa molto fatica ad ammettere che ci sia corruzione. Ci si fregia del fatto che nella classifica internazionale della percezione della corruzione la Confederazione figura sempre tra i Paesi più virtuosi, ma in queste graduatorie si stima appunto la percezione della corruzione, non la corruzione effettiva. E la percezione bassa è dovuta anche al fatto che la corruzione è poco tematizzata e quindi si pensa che il fenomeno non esista, ma in realtà non è così. Occorre però definire correttamente il fenomeno corruttivo, che non si esaurisce nel semplice pagamento di una tangente, ma che è molto più ampio, sottile e soprattutto difficile da provare: essa riguarda ad esempio anche la concessione di regali o favori di poco valore ma costanti nel tempo e atti ad alimentare progressivamente un rapporto in vista di preparare il terreno alla successiva richiesta di favoriti, anche indirettamente attraverso l’intermediazione di terze persone.  


Questa bassa percezione emerge anche nel diritto delle commesse pubbliche?


Si. Fino allo scorso anno, né la legge federale né le leggi cantonali sulle commesse pubbliche esplicitavano direttamente l’obiettivo della lotta alla corruzione. Ciò non significa che poi i committenti non agissero puntualmente contro queste pratiche, quando venivano individuate, ma l’esistenza del problema non era riconosciuta a livello sistemico. Oggi non è più così.


Cosa dice la nuova legge?


La nuova legge federale in vigore dal 2021 ha introdotto tra i suoi scopi anche quello della lotta contro la corruzione attraverso l’adozione di misure organizzative adeguate nelle procedure di aggiudicazione.


Da un punto di vista pratico, cosa cambia?


I committenti federali sono tenuti ad assicurare che i propri dipendenti che lavorano per gli uffici degli acquisti rendano noti eventuali occupazioni accessorie o relazioni d’interesse che potrebbero generare conflitti d’interessi e che, d’altra parte, sottoscrivano una dichiarazione d’imparzialità. La nuova legislazione introduce poi un dovere di informare i propri dipendenti sul tema della prevenzione della corruzione. È sicuramente un passo avanti, anche se si poteva andare più lontano.


Come?


Ad esempio sarebbe stato possibile non solo informare, ma anche formare. E si potevano imporre anche misure organizzative più incisive, quali ad esempio la rotazione delle cariche, anche se ciò ha evidentemente costi importanti.


E sul fronte degli offerenti?


La legge non prevede nulla di esplicito, ma sarebbe opportuno introdurre tra i criteri di aggiudicazione un premio per le imprese offerenti che al loro interno mettono in atto a loro volta procedure intese a prevenire che i loro dirigenti adottino pratiche corruttive. Il nuovo criterio di aggiudicazione relativo alla sostenibilità lo permetterebbe poiché permette di integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, che comprendono anche una governance trasparente e priva di fenomeni corruttivi.    

Pubblicato

Mercoledì 17 Novembre 2021

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Colletti sporchi
19.11.2021

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Federico Franchini

Nel 2016, l’ombra della corruzione plana sui cantieri del Sempione. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) arresta due dipendenti dell’Ufficio federale delle strade (Ustra) e il direttore di un’importante impresa vallesana. La vicenda si è conclusa quest’anno: i due ormai ex funzionari sono condannati, mentre la procedura nei confronti dell’imprenditore è archiviata. Oggi, grazie ai documenti che abbiamo potuto consultare, area è in grado di raccontare cosa si celava dietro ai grossi appalti pubblici in Vallese: un vero e proprio sistema di scambi di favori che potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di quanto avviene a livello nazionale.

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