< Ritorna

Stampa

 

La democrazia è fatica

di

Gianfranco Helbling
Molti sono fra i lettori di area coloro che hanno votato sì al divieto di costruire minareti in Svizzera o che approvano comunque questo verdetto popolare. I sindacati, i partiti politici, le autorità, le chiese e i media, compreso questo giornale, si erano invece schierati per il no. A poco serve oggi condannare il voto, che in quanto espressione della volontà popolare va semmai compreso al di là delle condanne per gli intenti xenofobi di chi l'iniziativa l'aveva lanciata. Oggi chi si trova dalla parte degli sconfitti deve piuttosto capire cosa si possa fare perché in futuro un verdetto simile non si ripeta.
Diciamo allora che il fronte del no ha ampiamente sottovalutato questa votazione e non s'è assolutamente reso conto di quali fossero i sentimenti presenti fra la popolazione. E presenti non da ieri. Si è fatto troppo affidamento da un lato su un grado di civiltà e di rispetto dei principi fondamentali del diritto, compresi i diritti umani, che il popolo svizzero in passato aveva sempre dimostrato: e questo benché l'approvazione dell'iniziativa popolare per l'internamento a vita dei criminali sessuali, in chiaro contrasto con tali principi, abbia fatto da campanello di allarme. Che nessuno ha sentito.
D'altro canto ci si è cullati troppo a lungo nella quasi proverbiale capacità e volontà d'integrazione degli stranieri nella società elvetica. Attitudine questa che si ritiene ampiamente dimostrata dallo status oggi raggiunto dalla comunità italiana in Svizzera. Si dimentica però troppo facilmente quanto gli immigrati italiani per decenni abbiano dovuto soffrire. E si ignora che l'integrazione delle comunità balcaniche giunte in Svizzera nel corso degli anni '90 può essere considerata oggi tutto tranne che compiuta. Credere che con la pur pacifica e piccola comunità musulmana le cose potessero andare diversamente è stata un'illusione.
All'indomani del voto la prima risposta che è stata data al "che fare" è stata la peggiore: impedire al popolo di esprimersi su certi temi particolarmente delicati. Nulla di più sbagliato. Il popolo va convinto, non messo a tacere. E per convincerlo, forse oggi più che in passato, si deve fare fatica. È un lavoro che si deve compiere ogni giorno, nei media, a scuola, sui posti di lavoro, nelle chiese, nelle associazioni e anche nel sindacato, che è forse oggi il luogo in cui più di ogni altro convivono persone di nazionalità, etnie e fedi diverse. Perché solo una società che vive ogni giorno i valori di civiltà può esprimere un voto che rispetti questi valori. E solo una società che vive i valori di civiltà è sicura di non scivolare nelle più pericolose derive.
La democrazia è fatica. Ma non possiamo permetterci il lusso di imboccare facili scorciatoie. Perché soltanto una società davvero democratica garantisce ad ognuno il pieno rispetto della sua dignità, indipendentemente dalla nazionalità, dall'etnia, dalla fede, dal sesso e dalla ricchezza.

Pubblicato

Venerdì 4 Dicembre 2009

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 18 Novembre 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019