< Ritorna

Stampa

 

La pena di morte non è mai la soluzione

di

Manon Schick

Per chi si batte contro la pena capitale, l’autunno è una stagione importante. Ieri era la Giornata mondiale contro la pena di morte, e il 30 novembre sarà la volta di “Cities for life”, iniziativa internazionale alla quale hanno aderito diverse città svizzere. Quest’anno, nel nostro paese, il 10 ottobre è stato una giornata tristemente segnata dal dibattito nazionale. Nel sentire i politici romandi chiedere il ripristino della pena capitale ho pensato a tre donne ammirevoli che ho ascoltato durante conferenza a Losanna. Tre donne che hanno visto la loro vita distrutta, ma nonostante tutto hanno lottato con convinzione contro questo genere di condanna.


Sunny Jacobs e suo marito erano stati condannati a morte negli Stati Uniti, prima di venir dichiarati innocenti. Troppo tardi per il marito di Sunny, che era già stato messo a morte. Martina Davis Correia si è battuta senza sosta per far riconoscere l’innocenza di suo fratello, Troy Davis. Invano: la sua esecuzione è avvenuta un anno fa. Aba Gayle ha perso sua figlia, assassinata da un uomo che lei ha perdonato, arrivando al punto di mobilitarsi contro la sua esecuzione e creare un’associazione di famigliari delle vittime che si oppongono alla pena di morte. Si possono capire i parenti delle vittime che vogliono vendicarsi. Ognuno di noi reagirebbe “di pancia” se qualcuno attaccasse la sua famiglia. È proprio per evitare questo regolamento di conti che la giustizia e lo Stato di diritto sono essenziali: i parenti possono piangere il loro caro mentre la giustizia processa e imprigiona i colpevoli. Ma la giustizia non ha il compito di uccidere. Mettendo a morte i colpevoli si comporta da assassina. Uno Stato non può uccidere per dimostrare che non si deve uccidere. Inoltre la pena capitale non ha alcun effetto dissuasivo: dove è stata mantenuta o reintrodotta non si registra nessun calo della criminalità. Al contrario, questa punizione rende la società più violenta e relativizza il valore della vita umana.


La pena di morte è irrevocabile: negli Stati Uniti oltre 120 condannati a morte sono stati liberati dai corridoi della morte perché innocenti. Ma quanti innocenti sono stati uccisi, quanti sono in attesa dell’esecuzione? La pena capitale è discriminatoria: viene usata in modo sproporzionato contro i poveri o appartenenti a una minoranza. Negli Stati Uniti la percentuale di afro-americani condannati a morte è superiore alla media. In Arabia Saudita riguarda lavoratori e lavoratrici stranieri.


È irresponsabile proporre la reintroduzione della pena capitale. Fortunatamente negli ultimi anni molti Stati hanno seguito la tendenza abolizionista, e solo una manciata la applicano ancora. La Svizzera andrebbe contro-corrente raggiungendo Iran, Cina e Stati Uniti nelle file del club degli Stati assassini.
Spero che un giorno possiate sentire la testimonianza di una Sunny, una Martina o una Aba e capire che la pena di morte, quale che sia il crimine odioso che dovrebbe punire, non è mai la soluzione.

 

Pubblicato

Mercoledì 9 Ottobre 2013

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 29 Settembre 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019