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Ode allo Stato vuoto

di

Gianfranco Helbling
L’indegna pagliacciata dei sedicenti agenti di polizia che si presentano mascherati ad una conferenza stampa contro Schengen/Dublino per paura, dicono, di ritorsioni da parte dei loro superiori è il punto più basso finora raggiunto dalla propaganda dell’Unione democratica di centro (Udc) e degli ambienti ad essa collegati. Sedicenti agenti perché, come dimostrato da un’inchiesta del “Blick”, nessun corpo di polizia svizzero ha in dotazione l’equipaggiamento da loro esibito in quell’occasione. E indegna pagliacciata da parte di chi dice di essere poliziotto perché in questo modo si sono posti sullo stesso piano di un black bloc qualsiasi, con buona pace della credibilità dei corpi di polizia svizzeri e della fiducia che in essi devono poter riporre i cittadini. La mascherata dei sedicenti poliziotti fa il paio con l’ormai celebre “discorso di Rafz” del consigliere federale Udc Christoph Blocher. Tematizzando una presunta mancanza di libertà d’espressione entrambi sviano l’attenzione dal contenuto degli accordi di Schengen/Dublino perché proprio alla destra questi accordi dovrebbero andare bene: essi infatti rafforzano i sistemi di sicurezza nazionali integrandoli a livello europeo e combattono gli abusi in materia d’asilo. Ma, ora è finalmente chiaro, all’Udc e ai suoi alleati la sicurezza degli abitanti di questo paese non importa. A loro interessa isolare la Svizzera come nazione per demolirla in quanto Stato: vogliono farne un guscio vuoto. Proprio questo rivela il passaggio centrale del discorso di Blocher, quando afferma che le frontiere sono garanti dello Stato e che quindi «siamo chiamati ad istituire nuovamente dei confini ed a rispettarli». Lo Stato che ha in mente Blocher, ormai lo sappiamo, è però uno Stato debole, incapace di dare sostegno ai più fragili e, quindi, ottimo tutore degli interessi dei più forti, dei più furbi, dei prepotenti. Quello che Ferdinand Lassalle definì il Nachtwächterstaat, dove sia ai ricchi che ai poveri è fatto divieto di dormire sotto i ponti. Il discorso di Blocher si rivela in realtà un’ode allo Stato vuoto. Lo dimostra anche un episodio passato assai inosservato. Hans-Rudolf Merz ha recentemente annunciato la soppressione di 15 posti di lavoro fra gli addetti ai controlli fiscali in materia di Iva. Motivo: tocca risparmiare. In realtà un controllore Iva costa all’anno circa 200 mila franchi, ma permette all’amministrazione fiscale di incamerare 2 milioni di franchi di tasse altrimenti evase. Strana idea di risparmio, dunque, quella di Merz. L’unico partito ad aver applaudito a scena aperta è stata l’Udc: il suo segretario generale Gregor Rutz ha sostenuto che non è un compito prioritario della Confederazione pagare gente che preleva soldi dalle tasche degli altri, anzi, «bisogna togliere soldi allo Stato e non pagare funzionari che gliene portano». Un bell’invito all’evasione fiscale per togliere allo Stato i mezzi per essere tale. In realtà la battaglia dell’Udc su Schengen/Dublino è soprattutto strumentale. Essa serve a preparare il terreno per quella del 25 settembre sulla libera circolazione delle persone. Perché se passasse la Svizzera entrerebbe a far parte di un sistema integrato, regolamentato e controllato di gestione dei flussi di manodopera all’interno dell’Unione europea. Cosa che alla stragrande maggioranza degli imprenditori targati Udc, molto influenti nel partito, non va: perché vogliono un mercato selvaggio dei lavoratori, senza controlli statali, senza tutele sindacali, senza salari minimi. Tanto di disperati disposti a venire a lavorare in Svizzera a qualsiasi condizione il mondo è pieno. Vogliono un’asta al ribasso delle condizioni d’impiego affinché la Svizzera diventi un’isola del libero sfruttamento della manodopera. Vogliono creare uno Stato vuoto per usarlo a loro piacimento.

Pubblicato

Venerdì 20 Maggio 2005

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