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L'editoriale

Pandemia, si continua a giocare col fuoco

di

Claudio Carrer

Sul fronte della pandemia la situazione è critica e assai preoccupante anche in Svizzera. E il rischio di un ulteriore aggravamento, complici i rientri dalle ferie, lo spettro della variante Delta attualmente in circolazione e lo stallo che si registra con le vaccinazioni, è concreto. Una quarta ondata è alle porte e urgono contromisure, affermano da settimane gli esperti della task force scientifica della Confederazione. Ma soltanto l’altro ieri è giunta una prima, peraltro timidissima, reazione del Consiglio federale, che ha iniziato a ipotizzare un’estensione dell’obbligo del certificato Covid negli spazi interni di bar, ristoranti e strutture sportive, culturali e del tempo libero.

 

Una misura ragionevole e assolutamente necessaria che è realtà già da diverse settimane in una ventina di stati europei, ma che noi rischiamo di adottare tardivamente. Esattamente come capitato lo scorso anno, quando l’attendismo e l’immobilismo che hanno caratterizzato la vigilia della seconda e della terza ondata ci sono costati quasi cinque mesi di parziale lockdown. Sembra di vedere un film già visto.


L’estensione dell’obbligo del Certificato Covid verrà decisa se e quando «sarà necessario», «se si avvererà la minaccia di un sovraccarico degli ospedali», spiega il ministro della sanità Alain Berset parlando di una situazione «sotto controllo».


Sarà anche tutto “sotto controllo” ma i dati ci dicono che la pressione sugli ospedali sta crescendo: da inizio luglio il numero di ospedalizzazioni causa Covid è aumentato di 30 volte, in diversi cantoni i reparti di terapia intensiva sono al completo e già si registrano trasferimenti di pazienti da una struttura all’altra nonché il rinvio di interventi operatori non urgenti. Questa non è forse una “minaccia di un sovraccarico degli ospedali”?


Se si tiene conto che a finire in ospedale (e a morire) sono quasi esclusivamente persone non vaccinate (si parla di “epidemia di non vaccinati”), è evidente che se vogliamo evitare il peggio e una nuova sospensione delle attività economiche e sociali, l’unica via percorribile è l’immunizzazione di una percentuale della popolazione il più alta possibile (attualmente ha ricevuto almeno una dose solo il 56%, contro il 64% dell’Unione europea). Ed è altrettanto evidente che se gli appelli alla responsabilità individuale e collettiva susseguitisi fin qui non bastano (come sembra essere il caso) servono misure coercitive, come è l’estensione dell’obbligo del certificato Covid.


Prima verrà introdotto e prima vedremo gli effetti a livello di contagi e di ricoveri. Ma anche di tasso di vaccinazione nella popolazione, come dimostrano le esperienze di una ventina di paesi europei, dove il certificato è già uno strumento indispensabile e strettamente connesso a molte attività della vita quotidiana, come una cena al ristorante, un concerto, un tuffo in piscina, un viaggio in treno, un soggiorno in hotel, un appuntamento dal parrucchiere eccetera.


Non funziona certamente così la società cui ciascuno di noi aspira, ma la situazione non ci lascia grande scelta: da qui dobbiamo passare e più si esita più tempo perdiamo e più aumenta il rischio di nuovi interventi restrittivi e dannosi per l’economia e la società. E più si allontana il ritorno alla normalità.

Pubblicato

Giovedì 26 Agosto 2021

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