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Parla con Dio. E gioca d'azzardo

di

Gianfranco Helbling
La sua carriera sembra quella di un predestinato: prima titolare di un'impresa edile, poi consigliere nazionale per il Partito liberale radicale (Plr) dal 1999, infine presidente centrale della Società svizzera impresari costruttori (Ssic) dal 2001. Tutto esattamente come il padre Willy. E come lui il turgoviese Werner Messmer è un fervente cristiano – «parlo con Dio», dice. Gli piace anche rischiare, giocare d'azzardo spiazzando alleati ed avversari. Come è stato con la disdetta del Contratto nazionale mantello (Cnm) dell'edilizia. Una mossa che l'ha portato sulle prime pagine dei giornali, fatta al momento giusto per lanciare la sua campagna in vista delle elezioni federali di ottobre. Ma che, non compresa da ampi settori del padronato, potrebbe costargli la rinuncia alla sua ambizione di scalare i vertici delle associazioni padronali svizzere. Chi è allora questo personaggio da un lato molto svizzero e prevedibile, dall'altro atipico e sorprendente, che ha gettato lo scompiglio nei rapporti fra partner sociali? Un ritratto.

Werner Messmer è nato e cresciuto sui cantieri. Prima di rilevare l'impresa che suo nonno fondò a Sulgen e che poi fu gestita da suo padre è stato muratore e disegnatore edile. Ma tanta esperienza sul campo non l'ha aiutato: se nel 1993 la Messmer Ag contava ancora 60 dipendenti, quando Werner Messmer ne lasciò la direzione al figlio Roman alla fine del 2002 essa era ormai diventata una piccola impresa con pochi operai. Che l'anno successivo dovettero anche accettare una riduzione dello stipendio e la rinuncia al supplemento per gli straordinari: «gli operai più giovani lavorano di più e guadagnano meno. Eppoi una riduzione dello stipendio è sempre meglio che essere licenziati», commentò Werner Messmer, nel frattempo diventato presidente del Consiglio d'amministrazione della ditta di famiglia.
Appena eletto alla presidenza della Ssic nel 2001, Messmer non tardò a far capire quale sia il suo credo, assai più vicino alle tesi economiche dell'Udc che a quelle del Plr: per Messmer le migliori garanzie per la crescita sono «un ridimensionamento del ruolo dello Stato, l'abbassamento delle imposte e la riduzione delle leggi». E le sue tre priorità alla testa della Ssic: maggiore compattezza degli impresari, rafforzamento dell'influenza politica della Ssic e ridefinizione dei rapporti con i sindacati che, diceva, non devono più permettersi di denigrare i padroni. Messmer riveste anche una serie di cariche in associazioni, fondazioni e comitati vari, spesso a carattere patriottico. Ma è soprattutto il suo impegno in ambito religioso a spiccare, in particolare nella Comunità evangelica Chrischona di Sulgen e quale presidente dell'Erf, un ente radiotelevisivo evangelico fondato, guarda caso, da Willy Messmer, padre di Werner.
Come consigliere nazionale Messmer spicca soprattutto per la sua passività. Sottoscrive spesso atti parlamentari altrui (come la mozione dell'Udc Jasmine Hutter contro l'obbligo dei filtri antiparticolato per i macchinari da cantiere e l'iniziativa di Filippo Leutenegger per l'abolizione del diritto di ricorso delle associazioni ambientaliste), ma ne propone pochi di propri. Fra questi un'interrogazione al governo sui presunti vantaggi di cui godrebbero i contadini nei confronti degli impresari quando effettuano lavori di carattere edile (niente filtri antiparticolato, agevolazioni fiscali, sussidi…). Per il resto Messmer si fa notare, come molti parlamentari di destra, per le sue contraddizioni in materia di lotta alle dipendenze: favorevole ad una politica delle droghe restrittive, ha però votato contro la riduzione del tasso massimo d'alcolemia ammesso al volante. Inoltre ha sostenuto attivamente il referendum contro la soluzione dei termini in materia di aborto. Degna di nota anche la cocciutaggine con cui s'è opposto ai programmi di investimento della Confederazione a favore proprio del settore edile, un'opposizione da molti criticata all'interno della Ssic.
È nella preparazione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone e nella successiva votazione popolare che Messmer ha finora giocato il ruolo più importante della sua carriera politica. Membro della task force sulle misure fiancheggiatrici, nel 2005 le ha difese con convinzione: «si tratta di avere armi uguali su un libero mercato sempre più brutale. E non deve passare per fesso chi rispetta i Contratti collettivi». Nel contempo annunciava però di voler peggiorare radicalmente il Cnm dell'edilizia. Fino a giungere alla disdetta, decisa il 23 maggio scorso dall'assemblea dei delegati della Ssic riunita a Delémont. In quell'occasione Messmer s'è fatto interprete dei sentimenti dei piccoli impresari come lui, che tradizionalmente sono molto diffidenti verso tutto quel che sa di partenariato sociale e sindacato. Le imprese medie e grandi, invece, non sono per nulla entusiaste: per loro, osserva Kurt Walser, ex segretario sella Ssic, la pace sociale è un valore e un atout importante il cui prezzo vale la pena di essere pagato.
Due correnti dunque nella Ssic. Con Messmer e l'ala vicina all'Udc guidata dall'imprenditore e consigliere agli Stati Udc di Glarona This Jenny che hanno colto l'occasione per prendersi una rivincita nei confronti dei sindacati dopo la loro sconfitta sul prepensionamento. Se il vuoto contrattuale dovesse durare a lungo, le medie e grandi imprese potrebbero anche promuovere un loro Ccl. E in prospettiva per la Ssic c'è anche il rischio di una spaccatura. Messmer nega tutto e continua a giurare sulla compattezza degli impresari, grandi e piccoli.
Intanto però negli ambienti padronali cresce la preoccupazione. Molti imprenditori dell'industria e dell'artigianato non capiscono la disdetta, proprio in un momento in cui la Svizzera subisce fortemente la pressione della libera circolazione. Giocando, Messmer rischia così di aver puntato sul cavallo sbagliato. Perché gli si attribuisce l'ambizione di scalare i vertici dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), un'organizzazione più moderata e realista della Ssic il cui rinnovo delle cariche è previsto per il 2008. Sarebbe il primo passo di Messmer fuori dalle orme del padre: ma giocando con troppa disinvoltura rischia di inciampare.

Pubblicato

Venerdì 15 Giugno 2007

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