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“Qui ci si gioca tutto”

di

Gianfranco Helbling
Stefano Guerra
Il congresso di domani, sabato, segnerà il via formale della campagna del Partito socialista per le elezioni del 19 ottobre. Dalle 13 nell'aula magna del Liceo alla Morettina a Locarno interverranno la presidente Anna Biscossa, la consigliera di Stato Patrizia Pesenti e i consiglieri nazionali Fabio Pedrina e Franco Cavalli. I lavori – incentrati sul documento elettorale e su liste, candidature e alleanze – chiuderanno verso le 17.30. Seguiranno un aperitivo e la cena per i 100 anni della sezione locale. «Questa è un'elezione cruciale, determinante non solo per il quadriennio ma per il futuro a lungo termine della Svizzera».

Il messaggio con cui Anna Biscossa lancia il Partito socialista nella campagna per le elezioni federali del 19 ottobre è che «qui ci si gioca tutto»: «non ci si può permettere l'assenteismo, non ci si può permettere di non prendere posizione, non ci si può permettere di far finta che si tratti di un'elezione come le altre». Alla vigilia di quello che sarà uno dei suoi ultimi congressi da presidente della sezione ticinese del Partito socialista svizzero, Anna Biscossa torna a mobilitare l'elettorato. Nell'intervista illustra ad area gli obiettivi per le federali di ottobre, spiega le ragioni dell'assenza di sindacalisti nella lista di battaglia allestita dal suo partito e parla della preparazione alla sua successione.

Anna Biscossa, un pensierino al terzo seggio lo state facendo?
Beh, i sogni non vanno mai censurati. Noi aspiriamo a un buon risultato, innanzitutto perché lo meritiamo e poi perché riteniamo importante un rafforzamento della sinistra all'inizio di un quadriennio di politica federale che sarà decisivo per il futuro della Svizzera. Un eventuale terzo seggio non dipenderà però soltanto da noi. Dobbiamo vedere cosa succederà in casa altrui, e in particolare quali candidati presenteranno Lega e Udc. Se gli spazi ci saranno faremo di tutto e di più per conquistare un terzo seggio.
Voi avete designato il Partito liberale radicale come l'avversario numero uno di queste elezioni. Perché?
Semplicemente perché Pascal Couchepin è il capofila di una politica di smantellamento sociale che si manifesta a più livelli, dall'Avs al secondo pilastro ma anche in merito all'ipotesi di una medicina a due velocità, una per i ricchi e una per i poveri. Quel partito che in Ticino mostra spesso la faccia radicale, a livello nazionale è praticamente sparito diventando l'emblema di una politica di aggressione allo Stato sociale che noi invece vogliamo difendere a spada tratta.
Come spiega l'assenza di rappresentanti del mondo sindacale sulla vostra lista in un momento in cui i sindacati sono al fronte di numerose battaglie con un seguito popolare significativo?
Questa è una lista che vuole raccogliere diverse sensibilità politiche. Direi che l'assenza di rappresentanti del mondo sindacale è assolutamente casuale. Nel processo di allestimento della lista ci sono stati momenti in cui eravamo convinti di poter accogliere dei sindacalisti, ma poi per motivi diversi ciò non è stato possibile. Bisogna dire che i sindacati in questo momento sono impegnati su fronti impegnativi e cruciali, per cui chi aveva pensato in un primo momento di scendere in campo ha poi dovuto scegliere optando per il sindacato. Non è stata una scelta del partito quella di non avere dei sindacalisti: ci abbiamo provato, ma non è stato possibile.
Indiscrezioni provenienti dall'interno e dall'esterno del partito segnalano che Franco Cavalli lascerà a metà legislatura se prima subentrante risulterà essere Marina Carobbio Guscetti. Se invece al terzo posto ci sarà Sergio Savoia – e nell'eventualità più che probabile che Cavalli e Pedrina siano rieletti – Cavalli porterebbe a termine la legislatura. Questa lista con due terzi incomodi di rango non rischia di creare problemi?
Io non intravedo problemi, anche perché l'esperienza politica mi ha insegnato a diffidare molto delle dichiarazioni di principio in merito a partenze anticipate. Credo che la nostra lista contenga dei nomi in grado di darsi battaglia in un confronto interno e di mobilitare perciò l'elettorato di sinistra in vista dell'ottenimento del terzo posto: è questo il bello di una lista forte, non credo che ci saranno problemi.
Anna Biscossa, vedremo anche in Ticino i manifesti anti-Couchepin e anti-Deiss con cui il Pss affronta la campagna elettorale nella Svizzera interna?
Non credo. Intendiamo fare una campagna elettorale più argomentata che appariscente. Daremo messaggi puntuali, precisi, per convincere cittadine e cittadini che si tratta di un'elezione decisiva, che è necessario andare a votare, e votare progressista. I manifesti appariranno nei primi giorni di ottobre, preceduti da un volantino a tutti i fuochi e da inserzioni sui giornali.
Come giudica i rapporti fra il suo partito e il Pss?
Direi che sono buoni. A inizio estate abbiamo avuto un incontro con una delegazione della direttiva del partito per chiarire alcuni temi rimasti in sospeso a seguito della candidatura di Patrizia Pesenti al Consiglio federale. Devo dire che abbiamo potuto spiegare e che abbiamo ricevuto spiegazioni. C'è stata un'ottima collaborazione e sembra esserci la volontà di avere ottimi rapporti in futuro. Ci sono delle difficoltà, ma si tratta di questioni "tecniche" legate alla distanza fra gli organi centrali del partito e le sezioni periferiche.
Lei lascerà nei prossimi mesi la carica di presidente del Ps. Come si sta muovendo il partito nella ricerca del successore?
Si è cominciato a lavorare in questi giorni ragionando sul profilo del candidato e della candidata che occuperà il posto. Stiamo allestendo una commissione cerca che poi si guarderà attorno per cercare i candidati che aderiscono al profilo tracciato. Io non voglio "scappare" al più presto, lascerò quando ci sarà qualcuno in grado di prendere il mio posto. Credo però che una successione in tempi brevi sia auspicabile perché il periodo di avvicinamento alle prossime elezioni comunali (nella prossima primavera, ndr) è propizio per conoscere il partito e per farsi conoscere dal partito stesso.


"Cavalli con un occhio agli Stati"

Franco Cavalli, è vero che dimissionerà a metà della prossima legislatura?
Questa è una possibilità concreta, ma io non ho deciso ancora niente. Dipenderà da molti fattori: da come andranno le elezioni, da quale sarà la composizione del gruppo socialista a Berna, da quale sarà la situazione politica federale, da come si metteranno le cose nel Pss, e così via.
Quindi potremmo presto assistere al suo addio alla politica?
Non è detto. Fra quattro anni in Ticino potrebbe essere molto interessante l'elezione per il Consiglio degli Stati. E io fra quattro anni andrò in pensione. Nel 2007 probabilmente Dick Marty lascerà il suo seggio mentre Marco Borradori ci proverà: potrebbe quindi essere un'elezione molto aperta con la possibilità di eleggere per la prima volta un socialista ticinese al Consiglio degli Stati. È una possibilità concreta che mi sta tentando ma che si preciserà solo nel corso del quadriennio.
Dunque non c'è nessun disamore di Cavalli per la politica…
Ci sono sempre stati degli alti e bassi. È vero che ho rinunciato alla guida della frazione socialista e che ho limitato il mio ruolo istituzionale al minimo necessario, ma questo anche perché mi sono concentrato sulla campagna per la votazione sui premi di cassa malati. Certo la batosta del 18 maggio non mi ha fatto bene al morale, ma sono pronto a ributtarmi con più slancio nell'impegno politico. Anche perché passate le elezioni è probabile che si apra un dibattito politico di fondo nel Pss: e io ho intenzione di parteciparvi in prima persona.
Qualcuno ha visto nell'articolo che lei ha pubblicato nel dicembre scorso su "Widerspruch" (e apparso leggermente ridotto su area n. 38 del 13 dicembre 2002) una sua candidatura alla leadership della sinistra del Pss e, se del caso, del partito stesso.
Diciamo che la sinistra del Pss si sta preparando al dibattito. E in questo senso stiamo anche rielaborando quell'articolo. Presto se ne potrebbe sapere qualcosa di più.


Pedrina: "paghiamo il traino Udc"

Fabio Pedrina, che bilancio trae al termine del suo primo quadriennio da consigliere nazionale?
Come in ogni bilancio ci sono zone di luce e zone un po' più d'ombra. Nei primi quattro anni non ho ancora potuto ottenere grossi risultati, ma ho potuto profilarmi su un paio di temi importanti: da un lato i trasporti e il pacchetto legato all'iniziativa Avanti sui cui la battaglia è appena iniziata, dall'altro la questione del contrabbando sulla scia del caso Cuomo-Verda con la mia iniziativa parlamentare che è stata brillantemente accettata. Ho scelto di concentrarmi su pochi temi, senza intervenire ad ogni pie' sospinto. Inoltre ho contribuito al riorientamento della Deputazione ticinese alle Camere federali: dalla sessione di Lugano mi pare che la Deputazione sia ora più incisiva e dia l'immagine di un Ticino che non fa solo chiasso ma che è anche seriamente propositivo.
È difficile diventare un parlamentare autorevole a Berna?
Non ho mai ambito a diventare un parlamentare autorevole a Berna nel giro di quattro anni. Anche perché mi aspettavo che sarebbe stata un'esperienza difficile e dura, soprattutto per un parlamentare di milizia come me che è anche libero professionista e non è foraggiato da sindacati padronali o operai. Ho solo cercato di lavorare in tutta modestia ma seriamente: il tempo dirà se ho le capacità per impormi sulla scena federale.
E il bilancio del Pss?
Come socialisti siamo spesso stati messi in minoranza dalla rinnovata coalizione della destra sotto la spinta di Economie suisse. Nella legislatura precedente l'area rossoverde coalizzata con i rappresentanti borghesi dei partiti di montagna era ancora riuscita ad imporre una politica assai progressista in diversi settori, dai trasporti all'energia. Ora paghiamo l'effetto Udc delle ultime elezioni, che ha portato molti deputati democristiani e radicali ad allinerarsi su posizioni molto più di destra per il lobbying di Economie suisse. Il banco di prova per questa strategia è stata la Convenzione delle Alpi. Non si può dire che ora la coalizione di destra sia in assoluto vincente, ma in buona parte sì. Il quadro dunque non è tutto negativo. Siamo se non altro riusciti ad arginare la deriva in ambito di servizio pubblico nella votazione sulla Legge sul mercato dell'energia elettrica (Lmee). E se anche siamo sulla difensiva in materia di politica sociale, specialmente dopo il 18 maggio, siamo comunque in una buona posizione per rilanciarci puntualmente all'offensiva con concrete possibilità di successo: anche perché Couchepin deve ancora passare dal "suo" primo aumento dei premi di cassa malati.

Pubblicato

Venerdì 29 Agosto 2003

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