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Schmid aveva pure dei meriti

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Gianfranco Helbling
di Gianfranco Helbling

Potrà dire di essere uscito di scena quando lo ha deciso lui (o meglio il suo fisico) e a testa alta, dopo la vittoria sul controverso programma d'armamento 2008. Ma in realtà il consigliere federale Samuel Schmid sarà ricordato dai più per il pasticcio combinato con la nomina di Roland Nef a capo dell'esercito e per la catastrofica gestione della crisi quando i fatti su quella nomina stavano venendo a galla. Rimarrà così il ricordo di un consigliere federale debole, incapace di gestire le situazioni difficili. Passerà alla storia come colui che ha gestito la seconda fase di smantellamento dell'esercito e che ha avuto la responsabilità politica dei Campionati europei di calcio del 2008 (e proprio questo, quasi a mo' di beffa, sembra essere l'unico vero merito riconosciutogli dai colleghi politici).
Certo, Schmid non ha mai acceso le fantasie delle masse. Però una certa statura politica e un profondo senso dello Stato gli vanno riconosciuti. Assolutamente apprezzabile in particolare è stata la coerenza con cui negli scorsi anni, pur nei toni pacati che lo caratterizzano, si era opposto all'allora suo compagno di partito Christoph Blocher, dapprima quando questi era presidente dell'Udc, poi quando addirittura era entrato in Consiglio federale.
Le posizioni di Schmid sono sempre state di destra, raramente distanti da quelle di Blocher. Tuttavia ha saputo mantenere una sua linea di rispetto per lo Stato di diritto, per gli avversari politici, per la dignità umana degli altri, cozzando così frontalmente con l'Udc e con il suo padre-padrone. Così Schmid s'è ritrovato sempre più solo – neppure sostenuto come forse avrebbe meritato dagli altri partiti, almeno in singole circostanze (e come invece sta succedendo alla sua collega di partito e di governo Eveline Widmer Schlumpf: quanto tempo dovrà ancora passare prima che la sinistra la critichi per le sue posizioni di destra con lo stesso rigore che ha sempre avuto con Schmid?).
A ben guardare poi anche il caso Nef meriterebbe di essere meglio ripercorso e analizzato. Schmid ha commesso gravi errori. Ma non c'è dubbio che con Nef il consigliere federale bernese aveva individuato un comandante in capo dell'esercito finalmente capace e competente, come dimostrò con i provvedimenti adottati subito dopo la tragedia della Kander. Non stupirebbe che le successive rivelazioni sul suo conto siano state alimentate anche da chi nell'esercito temeva per le sue ingiustificate rendite di posizione, oltre che da chi aveva tutto l'interesse a far fuori politicamente il capo del Dipartimento della difesa.
La corsa per la successione di Schmid è già aperta, con la tradizionale girandola di nomi. Fra questi ritorna anche quello di Blocher, una cui rielezione appare tuttavia ampiamente improbabile dato che il fronte di coloro che non lo vogliono più in governo sembra essersi ulteriormente allargato: l'Udc potrebbe ricandidarlo, ma solo per atteggiarsi nuovamente a vittima al momento di una sua sconfitta. E l'aver contribuito a rendere impresentabile Blocher è forse il merito principale che dobbiamo riconoscere oggi a Schmid. Egli ha dimostrato che c'è un modo decente per stare al governo su posizioni di destra e in rappresentanza dell'Udc. Non è molto, ma gli storici potrebbero un giorno spiegarci che non è stato nemmeno poco.

Pubblicato

Venerdì 14 Novembre 2008

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