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Sconfiggiamo l'inverno

di

Gianfranco Helbling
Il Ticino sta per uscire da un lunghissimo inverno. Per sette mesi, dal 17 ottobre 2003, giorno del grottesco autogolpe della maggioranza di governo ai danni di Patrizia Pesenti, al 16 maggio, giorno della votazione sui quattro referendum lanciati da sinistra, sindacati e associazioni contro il Preventivo 2004 del Cantone, la vita politica ticinese nelle istituzioni è rimasta congelata. Nel frattempo si è assistito ad un’ondata di mobilitazioni popolari, dalle manifestazioni di piazza alle firme per i referendum e a quelle per l’iniziativa dell’Mps sulla tassazione di banche e Sa, sintomi di un ritorno di fiamma della passione politica collettiva. Una reazione popolare che mette in risalto il gelido impaccio della maggioranza di governo (sostenuta dal parlamento e da tutti i partiti di centro e di destra): per tutto l’inverno Borradori, Gendotti, Masoni e Pedrazzini non hanno saputo far altro che confondere le acque, infarcendo la loro campagna di retorica e rimangiandosi in un lampo la promessa di presentare entro marzo il pacchetto di tagli da 150 milioni del Preventivo 2005. Qualunque sia l’esito del voto, da lunedì questo governo dovrà rimettersi a governare. Se prevarrà il sì, se dunque i tagli contestati si faranno, il Cantone, pilotato da Marina Masoni e dai suoi ideologi, continuerà con ancora più slancio e freddezza nella politica di defiscalizzazione e di tagli dolorosi alla spesa pubblica. Ce lo annunciano anche i manifesti rosso-blu che tappezzano il Ticino con slogan quali “meno tasse uguale più economia” (discutibile ma passi) e “meno tasse uguale più vita” (semplicemente sconcertante): manifesti che hanno almeno il merito di ammettere una verità, cioè che se oggi le finanze del Cantone sono in crisi è perché si è ideologicamente puntato a tagliargli le entrate (che poi questo abbia dato una mano all’economia o alla vita dei ticinesi aspetta ancora di essere dimostrato). Questo governo si rimetterà a governare in maniera razionale e lucida e non più ideologica soltanto se prevarrà il no. Perché allora si dovrà tornare ad esaminare la questione del bilancio cantonale da tutti i punti di vista, e non solo da quello delle uscite. E perché allora la posizione di Marina Masoni alla testa del Dfe sarà insostenibile di fronte al disastro delle finanze dello Stato, al boccheggiare dell’economia cantonale e alla bocciatura popolare. Il rimpasto completo in governo, che al termine dell’autogolpe di ottobre avevamo indicato come la sua soluzione politicamente più logica, sarà in tal caso ancora più ineludibile. La vittoria del no nei referendum, oltre ad impedire tagli che di per sé sono ingiusti, avrebbe un enorme valore simbolico e aprirebbe una nuova stagione politica. Abbiamo in mano la possibilità di uscire dall’inverno: non perdiamoci la primavera.

Pubblicato

Venerdì 14 Maggio 2004

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