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Si era tutti assieme sulla stessa piazza

di

Gianfranco Helbling
È andata in onda dal 1964 al 1989. Per diversi anni, nella sua epoca d'oro, è stata una delle trasmissioni più popolari della televisione svizzera. "Un'ora per voi", prodotta da Rai e Tsi e trasmessa su tutti e tre i canali elvetici, si rivolgeva espressamente agli immigrati italiani in Svizzera, che vi trovavano notizie dal mondo dell'emigrazione e dall'Italia, quiz, varietà, scenette educative e i commoventi videosaluti rivolti dall'Italia al papà o al marito emigrato. Ma "Un'ora per voi" seppe coinvolgere anche il pubblico svizzero, rivelandosi un formidabile strumento d'integrazione. Ora Matilde Gaggini Fontana ha scitto un libro sulla storia di questa originale esperienza televisiva. L'abbiamo intervistata.

Matilde Gaggini Fontana, nel suo libro "Un'ora per voi" edito da Casagrande lei sostiene che quella trasmissione fu il frutto di una serie di fortunate circostanze irripetibili. A cominciare dalle caratteristiche dell'immigrazione italiana in Svizzera.
Nel periodo d'oro della trasmissione, fra la sua nascita nel 1964 e la metà degli anni '70, la grande maggioranza degli immigrati in Svizzera erano italiani, per lo più di origine meridionale. Soprattutto all'inizio si trattava di persone sole, in genere uomini. Ma proprio dal '64, con il nuovo Accordo d'immigrazione fra Italia e Svizzera, si ha il progressivo passaggio verso un'emigrazione di interi nuclei famigliari dei quali la Svizzera s'impegna a garantire l'integrazione. Il target della trasmissione e il profilo del migrante da rappresentare erano dunque abbastanza ben definiti.
Ma la trasmissione ha saputo approfittare anche di una particolare fase dello sviluppo del mezzo televisivo.
Sì, la televisione degli esordi era molto improntata alla funzione educativa, e in quest'ambito la Rai italiana, che produceva la trasmissione con la svizzera Tsi, era all'avanguardia. Con "Un'ora per voi" il migrante, che dell'Italia spesso aveva conosciuto soltanto il suo paesello, aveva l'occasione di scoprirne tutta la ricchezza storica, culturale, artistica, economica ecc. E la Rai era una televisione ricca e potente, e di questo approfittò la tv svizzera.
In effetti a metà anni '60 c'era un forte squilibrio fra i mezzi della Rai e quelli della Tsi.
La tv svizzera era fortemente in ritardo rispetto al resto d'Europa. Nella Svizzera tedesca c'erano state forti resistenze culturali che avevano ritardato l'avvio delle produzioni televisive. Il Ticino fu il primo cantone svizzero a ricevere trasmissioni televisive, quelle italiane, ed era la regione svizzera con il maggior numero di apparecchi televisivi.
Come si ponevano i due Stati nei confronti della trasmissione?
C'era un bisogno d'informazione da ambo le parti verso gli italiani migrati in Svizzera. L'Accordo fra Svizzera e Italia del '64 ebbe un iter particolarmente difficoltoso. Il fatto che in questo quadro ci fosse un programma televisivo dava l'impressione che la Svizzera facesse davvero qualcosa per la popolazione straniera presente sul suo territorio.
Con "Un'ora per voi" si offriva agli immigrati, come lei dice, «tutta la tv in un'ora».
Sì, "Un'ora per voi" si configurava come una mini-tv, un intero palinsesto concentrato in 60 minuti. Una tv che, per la funzione di lingua franca dell'italiano nel mondo dell'immigrazione, finì con l'andare a beneficio di tutta la popolazione straniera di origine latina. Tanto che "Un'ora per voi" divenne la "trasmissione franca" dell'immigrazione, cui poi si aggiunse anche il "Telediario", un breve notiziario in lingua spagnola.
"Un'ora per voi" però la guardavano anche gli svizzeri, per i quali era un'occasione per vedere spettacoli che la tv svizzera non produceva.
È vero. A parte alcune zone del Ticino, per tutti gli altri abitanti della Svizzera "Un'ora per voi" era un concentrato di Rai. Essa dava accesso ad un mondo di lustrini e paillettes che la tv svizzera non produceva per ragioni culturali e finanziarie. E questo è stato a mio avviso l'aspetto più importante della trasmissione: per anni il video ha portato tutti, italiani e svizzeri, a condividere per un'ora la medesima piazza.
Questo effetto era stato volutamente cercato?
Sì. Dal '62 c'era già una trasmissione radiofonica per gli immigrati italiani che funzionava molto bene, ma si riteneva che il video potesse permettere di superare quei problemi linguistici che la radio ancora poneva, accomunando italiani e svizzeri. Così gli svizzeri, grazie ai brevi documentari trasmessi da "Un'ora per voi", scoprivano un'Italia ricca, colta, moderna, completamente diversa dall'umanità umile che conoscevano attraverso l'immigrazione. Con il frigorifero e l'automobile, la tv rappresentava la modernità che accomunava tutti. "Un'ora per voi" ha contribuito a cambiare l'immagine degli italiani e dell'Italia in Svizzera.
Oggi la tv potrebbe ancora svolgere una funzione integrativa come avvenne con "Un'ora per voi"?
Non credo. "Un'ora per voi" s'è sviluppata durante il massimo picco di democrazia mediale, conclusosi con la caduta del monopolio e con la moltiplicazione dei canali grazie alla tv via cavo e poi al satellite. La piazza si è progressivamente frantumata in piazzette sempre più piccole. Poi internet ha del tutto disperso il pubblico mediale. Oggi una funzione d'integrazione così come l'ha avuta "Un'ora per voi" non è più pensabile da parte della tv. Potrebbe essere forse pensabile per internet.
Il successo di "Un'ora per voi" è indissociabile dalle figure dei presentatori, Corrado e Mascia Cantoni.
L'arma vincente di tutta l'operazione è stata l'idea di accoppiare un uomo italiano e una donna svizzera, che incarnavano la coppia mista, la Svizzera e l'Italia. Inoltre nei loro paesi essi erano anche personaggi celebri.
E si presentavano al pubblico della trasmissione da amici.
Gli autori avevano trovato un tono specifico: Corrado e Mascia erano gli amici del sabato pomeriggio. Il fatto che alla redazione di Lugano arrivassero migliaia di lettere alla settimana non era casuale. E come un'amica la trasmissione portava anche le immagini di chi era rimasto a casa, con i famosi "videosaluti" registrati da un capo all'altro dell'Italia. Alcuni davvero struggenti.
"Videosaluti" molto criticati dalla stampa d'immigrazione.
La stampa d'immigrazione per anni chiese che a "Un'ora per voi" si parlasse di più di problemi sindacali e temeva che del migrante passasse un'immagine molto negativa. Ma i saluti da casa hanno anche contribuito a sciogliere il cuore di pietra di molti svizzeri, che hanno potuto vedere che nel loro paese non erano arrivate solo braccia, ma anche uomini.
C'erano però anche le scenette edificanti di cui Corrado era protagonista e che possono apparire per lo meno discutibili.
Fu prodotto addirittura uno sketch per invitare gli immigrati a non mangiare cigni. Il giudizio sulla trasmissione poteva quindi anche essere severo. Ma è pur vero che delle incomprensioni c'erano. Per esempio bisognava capire come comportarsi con le ragazze svizzere, che erano tanto diverse da quelle del paesello nativo. Sdrammatizzare attraverso certe scenette ha permesso di superare alcuni dei clichés che erano cresciuti nell'incomprensione reciproca. Riguardandola oggi "Un'ora per voi" può far sorridere, ma ha certamente avuto il coraggio dell'umiltà. Bisogna giudicarla nel contesto dei suoi anni. E con il filtro storico se ne può capire l'importanza e i meriti.
Progressivamente si migliorò anche l'informazione.
In concomitanza con le prime votazioni antistranieri, dalla fine degli anni '60 era stata creata nella redazione del telegiornale svizzero, che ancora veniva prodotto a Zurigo, una miniredazione per il Telesettimanale, il minitelegiornale destinato agli italiani in Svizzera. Non si riciclavano più notizie già passate in altre trasmissioni, ma si producevano servizi fatti espressamente per gli immigrati.
La trasmissione subì molte pressioni politiche?
I finanziamenti alla trasmissione arrivavano dal Ministero degli esteri italiano, e il tg italiano è sempre stato filogovernativo. Da quel lato il controllo dell'informazione c'era e non necessitava di ulteriori pressioni. Quanto all'influsso di un'informazione più libera com'era quella delle tv svizzere sui lavoratori emigrati era secondario rispetto al problema rappresentato dallo sconfinamento della Tsi che per diversi anni arrivava fino al centro Italia. Le pressioni sulla tv svizzera vennero soprattutto dai suoi vertici, che vigilavano a che non si entrasse nell'ambito politico di un altro paese.
Dopo la metà degli anni '70 il ciclo di "Un'ora per voi" s'è esaurito. La trasmissione però fu soppressa solo nel 1989. Si è andati avanti per qualche anno di troppo?
Probabilmente sì. Tanto che alla fine la trasmissione si mise a celebrare sé stessa, trasmettendo soprattutto spezzoni degli anni precedenti, in modo da corrispondere alle nostalgie di una prima generazione di immigrati ormai giunta alla pensione o alle sue soglie e che si rivedeva com'era stata. I loro figli nel frattempo si erano integrati, avevano frequentato le scuole in Svizzera e a loro una simile trasmissione non poteva più interessare.

Bibliografia
Matilde Gaggini Fontana, Un'ora per voi – Storia di una tv senza troppe frontiere, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2009, pp. 224, con 25 ill., fr. 42.-

Pubblicato

Venerdì 27 Febbraio 2009

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