< Ritorna

Stampa

 

Siria, la soluzione non passa da Assad

di

Manon Schick

Sono passati cinque anni, era il 15 marzo 2011: il popolo siriano, seguendo l’esempio di tunisini e egiziani, inizia a manifestare pacificamente contro il regime repressivo di Bashar al-Assad. Quest’ultimo reagisce con brutale violenza. Cinque anni più tardi, le guerra e l’oppressione sono costate la vita a 250.000 persone, senza contare i 65.000 scomparsi. Metà della popolazione – 12 milioni – è stata costretta a fuggire.


Questa data simbolica è stata scelta per riaprire i colloqui a Ginevra, e permettere dei negoziati indiretti tra il regime e l’opposizione. Se all’inizio delle manifestazioni pacifiche in Siria il regime di Bashar al-Assad appariva come sanguinario e repressivo, oggi sembra aver ritrovato una certa legittimità agli occhi della comunità internazionale. La maggior parte degli Stati, in particolare i governi occidentali, chiudono gli occhi su quanto avviene nel paese e non riescono in nessun modo a trovare un accordo sulle misure concrete da mettere in atto per proteggere i civili contro la brutalità di questo regime.


La loro priorità è chiaramente combattere il gruppo armato che si è denominato “Stato islamico” e impedire ai rifugiati di raggiungere le proprie frontiere. Qualsiasi iniziativa che abbia come obiettivo portare gli autori presunti di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità a rendere conto delle proprie azioni è ormai relegata in secondo piano. Purtroppo per i siriani questo significa che il loro calvario continuerà, poiché i responsabili dei crimini sanno benissimo che i loro atti resteranno impuniti. Per le vittime e le loro famiglie pensare di ottenere giustizia diventa una mera chimera.


La lista degli atti di violenza commessi dal regime è interminabile: bombardamenti di civili, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture sistematiche, popolazioni ridotte in carestia eccetera. I gruppi armati commettono anch’essi atti agghiaccianti che però non sono comparabili con le violazioni praticate su scala industriale dal governo siriano.
Un governo che esclude di negoziare, a Ginevra, la partenza di Bashar al-Assad. Il suo governo, sostenuto in particolare dalla Russia, è in una posizione di forza e si presenta come un partner indispensabile per la pace in Siria.


La comunità internazionale dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di diminuire la sofferenza del popolo siriano e dare ascolto agli appelli per la giustizia lanciati dalla popolazione. Il Consiglio di sicurezza deve immediatamente deferire la situazione in Siria alla Corte Penale Internazionale. In negoziati e il compromessi non si possono fare a costo dell’impunità in materia di crimini definiti dal diritto internazionale. La pace non scoppierà come per miracolo dai bombardamenti contro i gruppi islamici.

Pubblicato

Giovedì 17 Marzo 2016

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 20 Gennaio 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019