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«Tagli inevitabili, niente distinzioni»

Intervista a Maurizio Canetta, direttore Rsi sull'operazione risparmi

di

Francesco Bonsaver

Alla Rsi dal 1980, Maurizio Canetta è stato nominato direttore nel giugno dello scorso anno. A lui poniamo alcune domande sul piano di risparmi da 5,5 milioni di franchi.

 

Maurizio Canetta, l’impressione è che la Ssr abbia ignorato i possibili risparmi, adottando la linea “si licenzia e basta”. Una linea interpretabile come una risposta politica agli attacchi all’ente.
Non credo esistano degli sprechi così importanti da generare dei grandi risparmi. I costi sono costantemente monitorati. Se devo tagliare 6 milioni di franchi in modo strutturale e il 60% circa del budget generale è costituito dalla massa salariale, devo incidere sul personale.  


Assicurazione Gemini, il piano sociale dorato per i quadri: la simmetria dei tagli non pare esser di casa alla Ssr…


Rientrano nella norma delle altre aziende svizzere e di settore. Non possiamo essere meno attrattivi della concorrenza per i posti di responsabilità.


Parlando dei risparmi, lei ha detto “trasformiamo la difficoltà in opportunità”. È sicuro che non sia un’occasione mancata per far pulizia iniziando dall’alto, sui 73 quadri che conta la Rsi?  


Percentualmente abbiamo meno quadri di Zurigo e Ginevra. Inoltre, anche su quelle funzioni stiamo facendo delle riflessioni. Non è il numero dei quadri che mi preoccupa, ma una vera assunzione di responsabilità dei compiti. Preciso che i licenziamenti sono ragionati in funzione di priorità e obiettivi. I posti dei quadri verranno valutati come tutti gli altri.


Uno su dieci degli impiegati alla Rsi è personale a prestito. Poi ci sono i service, le squadre esterne che lavorano a chiamata. Infine, ci sono i contratti a ingaggio, quelli con 69 giorni (uno in meno dell’obbligo di Ccl). In che modo i risparmi colpiranno la categoria dei precari?


Non possiamo esimerci dall’intervenire anche in quell’ambito. Abbiamo abbassato le tariffe delle ditte di circa il 3,5%. Se queste ultime ridurranno il loro margine di profitto o le paghe dei dipendenti, noi non possiamo influenzarlo, ma eserciteremo una pressione morale. Sui lavoratori a ingaggio invece l’intervento sarà limitato ai collaboratori all’estero beneficiari dei vantaggi dal franco forte.


A Comano si costruirà un nuovo stabile, Campus, dal costo di 50 milioni di franchi, mentre a Besso gli stabili sono in parte vuoti. Non è contraddittorio?


Il Campus è un investimento in una visione futura di fare televisione, radio e internet. Rinunciarvi vorrebbe dire chiudere le porte al futuro.


Proprio in ragione delle responsabilità dirigenziali, nulla da recriminare sul progetto “Convergenza” tra radio, televisione e internet che ha svuotato Besso e affollato Comano?


Sulla “Convergenza” stiamo correggendo il tiro laddove necessario. Ogni rivoluzione porta in sé delle conseguenze anche negative e la convergenza risale a 10 anni fa. Ho sempre creduto in una convergenza pragmatica non ideologizzata. Il Campus serve anche per risolvere un problema oggettivo di spazio, fornendo una prospettiva futura.

Pubblicato

Mercoledì 16 Dicembre 2015

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