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Troppi divorzi e nessun giornale

di

Gianfranco Helbling
Ottenere la cittadinanza svizzera può essere più difficile che centrare un 6 al lotto. Ne sa qualcosa Tony, cittadino kosovaro a cui la naturalizzazione è stata negata tre volte a Claro. Motivo: ha già due divorzi alle spalle e non è abbonato a nessun quotidiano ticinese. Una piccola storia molto significativa.

Lui oggi ha 37 anni. Chiamiamolo Tony. In Svizzera era arrivato diciassettenne, nel '92. Ci era venuto dal Kosovo, da solo. Fu assegnato al canton San Gallo. «All'epoca studiavo, ma per me in Kosovo non vedevo nessuna prospettiva. Volevo uscire. Sono stato il primo della mia famiglia a partire», ricorda Tony. Oggi della sua famiglia in Kosovo non vive più nessuno. I genitori sono pure loro venuti in Svizzera, così come un fratello, che si è sposato a Neuchâtel. Altri due vivono in Germania.
Con l'ammissione provvisoria nei primi anni Tony non poteva lavorare. C'era tutto il tempo per dei corsi. Ad esempio di tedesco. Nel '97 chiese di poter cambiare cantone. La domanda fu accolta. È così che Tony è giunto in Ticino, dove già viveva una zia, arrivata dal Kosovo molto tempo prima per lavorare e sposata con uno svizzero. Ben presto Tony poté anche lui lavorare, in particolare nella ristorazione: un albergo a Bellinzona, una mensa a Biasca, un'altra mensa a Bellinzona, un ristorante ad Acquarossa, molti i datori di lavoro ma una sola volta finì in disoccupazione, e per un periodo brevissimo. In quegli anni abitava in valle di Blenio. Fin quando, nel 2000, trovò un lavoro in una fabbrica della Riviera. Decise così di stabilirsi a Claro. In quella fabbrica Tony ci lavora ancora oggi, è anche delegato sindacale per Unia. E in quel paese ancora oggi ci vive. Con la moglie, sposata lo scorso autunno, dalla quale sette mesi fa ha avuto un bimbo. Per Tony è il terzo matrimonio.
La prima richiesta di concessione della cittadinanza svizzera l'aveva inoltrata nel 2008. Ma quando gli fu respinta, Tony decise di non fare ricorso: «Ne presi nota e basta», dice. Il secondo tentativo è dell'agosto dello scorso anno. «Stavolta eravamo fiduciosi che andasse bene», racconta. Infatti il rapporto della Commissione delle petizioni era favorevole. La sorpresa è venuta durante la seduta del Consiglio comunale, il 18 dicembre, con la bocciatura a scrutinio segreto della sua domanda di naturalizzazione. Quella sera Tony se la ricorda bene, era presente. All'ordine del giorno dopo la sua erano pendenti anche altre due domande di naturalizzazione, di due ragazze tedesche: passate. «A quel rifiuto ci sono rimasto malissimo», dice ripensando a quella sera.
Dal momento che il rifiuto della concessione della cittadinanza svizzera dev'essere motivato, il Municipio ha chiesto allora individualmente ai consiglieri comunali di spiegare le ragioni del loro rifiuto. Una decina hanno risposto. Dicendo che Tony non è integrato, che tre matrimoni in così poco tempo sono troppi, che non è abbonato a nessun quotidiano ticinese, ciò che dimostrerebbe il suo scarso interesse per la realtà locale. Poco convinto delle risposte, il Municipio ha proposto a Tony di sottomettere di nuovo al Consiglio comunale la sua domanda di naturalizzazione. Di nuovo il rapporto della Commissione delle petizioni era favorevole, ma di nuovo il voto del Consiglio comunale, lo scorso 27 febbraio, è stato negativo: 15 a 10. Prima qualcuno aveva proposto che si votasse per alzata di mano. Proposta respinta dalla maggioranza. «Questa volta non me la sono sentita di assistere alla seduta», commenta Tony.
Contro questo terzo rifiuto Tony ha deciso di fare ricorso. Perché proprio non sa spiegarsi tutta questa storia. Il dubbio è che, al terzo tentativo due settimane fa, alcuni consiglieri comunali abbiano avuto l'impressione che si volesse forzare loro la mano ripresentando subito la richiesta. E quindi si siano irrigiditi sulla loro posizione. Tony sa solo che «con la gente di Claro non ho mai avuto problemi». Certo non gioca nella squadra di calcio del paese e non frequenta le altre associazioni. Ma questo, in un paese come Claro, non è certo l'eccezione. La popolazione del comune della Riviera è esplosa negli ultimi decenni: erano 1500 abitanti nel 1990, poi cresciuti a 2200 nel 2000, sono 2700 ora. Le relazioni sociali del paese non sono più quelle di vent'anni fa. Per gran parte della popolazione ora Claro è un dormitorio. Tony è una persona piuttosto riservata, ma in paese lo conoscono. Ha avuto diverse attestazioni di simpatia. Perfino da un consigliere comunale leghista, per il quale aveva lavorato in passato. Molti l'hanno incitato a non darsi per vinto.
Che cosa gli rimane allora di tutta questa storia? «Non ho cambiato il mio modo di vedere le cose», dice Tony. «Sono vent'anni che vivo in Svizzera, 15 che sto in Ticino, da 12 vivo a Claro. Qui ho messo su famiglia. Il mio futuro è sempre più qui». L'ultima volta che è tornato in Kosovo è stato tre anni fa, per una settimana. Certo questo rifiuto fa più male che quello del 2008. «La delusione resta, la vita continua», dice Tony abbozzando un sorriso.
   

Pubblicato

Venerdì 16 Marzo 2012

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