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Un voto decisivo

di

Gianfranco Helbling
Fra i temi in votazione popolare il 18 maggio, uno su tutti s’è imposto all’attenzione dei cittadini, ed è l’iniziativa sulla salute che chiede che i premi di cassa malati siano proporzionali al reddito. Non solo: essa propone tutta una serie di misure per il contenimento dei costi del sistema sanitario svizzero, con un trasferimento di competenze di direzione dai cantoni alla Confederazione. Insomma, una vera rivoluzione verso più equità e razionalità di tutto il settore sanitario svizzero. Il voto del 18 maggio è dunque un test decisivo per le politiche sociali nel nostro paese. Ecco perché il dibattito si fa sempre più incandescente. Di come sta andando questa campagna in vista dell’appuntamento con le urne e delle implicazioni del voto parliamo in questa intervista con il “padre” dell’iniziativa, il consigliere nazionale socialista Franco Cavalli. Che svela anche le strategie future: il lancio di un’iniziativa per una cassa malati unica federale. Un sondaggio a livello federale di alcune settimane fa dava il 49 per cento di intenzioni di voto a favore dell’iniziativa sui costi della salute, con un netto vantaggio sui contrari. Franco Cavalli, questo dato avrà sorpreso anche lei… Non proprio. Da mesi tutti mi andavano dicendo che il 40 per cento di sì sarebbe stato un buon risultato, ma io già nel 1997 nel pensare all’iniziativa e nel formularla credevo che avrebbe avuto delle possibilità di passare. Sia perché è in favore della maggioranza della popolazione, sia perché è razionale nella sua essenza, contiene cioè misure che mirano alla riforma strutturale del sistema e al contenimento dei costi. Ero davvero ottimista ma, a furia di sentirmi dire che sarebbe stato tanto se l’iniziativa avesse raggiunto il 40 per cento di consensi, ho cominciato a credere anch’io a quel pronostico. Perciò, quando sono usciti i risultati del sondaggio, è vero che un po’ mi sono sorpreso anch’io. L’ostacolo maggiore all’accettazione dell’iniziativa potrebbe provenire ora dai piccoli cantoni, nei quali si pagano già oggi premi più bassi che altrove: sono loro che potrebbero far cadere l’iniziativa per la mancanza della maggioranza dei cantoni. Intanto bisogna vedere se i dati del sondaggio si confermano alle urne. Quei dati infatti hanno allarmato gli oppositori che ora fanno campagna contro l’iniziativa con più impegno e maggior dispiegamento di mezzi. Prima davano per scontato il fallimento dell’iniziativa ma ora cominciano ad avere qualche timore e di conseguenza aumentano il loro impegno per combatterla. Basti vedere la “Neue Zürcher Zeitung” che, un giorno sì e un giorno no, pubblica un editoriale per invitare a respingerla. A questo punto sarebbe davvero un miracolo se i dati del sondaggio venissero riconfermati e anche se così fosse è vero che ci troveremmo poi a fare i conti con i piccoli cantoni, privilegiati oggi per i premi che pagano e sui quali potrebbero avere facile presa le ragioni demagogiche degli oppositori. Prima fra tutte quella secondo cui se passasse l’iniziativa ci ritroveremo con una cassa malati unica. Il che non è per nulla vero. Ammettiamo un sì popolare sconfitto da una maggioranza di no dei cantoni: secondo lei sarebbe una vittoria? Se si verificasse la sua ipotesi saremmo di fronte ad un risultato eccezionale che avrebbe comunque delle conseguenze. Significherebbe che nell’attuale revisione della Lamal non si potrebbe non tenerne conto. Qualcuno potrebbe sollevare il problema sulla legittimità o meno per Couchepin di continuare a ricoprire il ruolo di ministro della sanità. Infatti, da quando è stato eletto, ha investito tutte le sue energie in questa votazione. Certo si può ribattere che lo stesso problema si sarebbe potuto porre anche con Ruth Dreifuss sulla questione maternità. Ma la conquista del congedo maternità era importante soprattutto a livello simbolico. Qui invece c’è in ballo un budget di 45 miliardi di franchi l’anno, paragonabile al budget stesso della Confederazione. Si parla di 400 mila posti di lavoro. È comprensibile che il clima sia elettrico e che ci si interroghi sul futuro di Couchepin. Però l’atteggiamento di Couchepin in questa campagna è ben strano. L’unica controproposta che riesce a formulare è quella di una ancor più elevata partecipazione dei pazienti ai costi. Couchepin mi ha detto di essere sicuro che non supereremo il 40 percento. Ed è appunto tanto sicuro che, senza aspettare i risultati delle urne, si è spinto a proporre di aumentare la franchigia e la partecipazione dei pazienti alle spese di cura. Non solo. Per i prossimi anni ha pure annunciato un taglio drastico dei sussidi ad organizzazioni quali la Lega contro il cancro, quella contro i reumatismi, ecc. L’impressione è che il ministro non si renda conto del livello di malcontento che regna fra la gente per il problema dei costi sanitari e che lo stia sottovalutando. Si può considerare questa votazione come un test decisivo per le politiche sociali in Svizzera? Penso di sì. È da vari decenni che non si assisteva ad una polarizzazione sociale così forte. Si sta rivelando quello che ho sempre pensato, cioè che fra i nove temi in votazione il 18 maggio l’iniziativa sui costi della salute è nettamente il più importante ed il più sentito. Su questo punto credo di poter rivolgere fin d’ora una critica all’Unione sindacale svizzera (Uss), non a livello ticinese ma federale. Ritengo che l’Uss abbia preso sottogamba l’oggetto in votazione e stia facendo poco un po’ poco per sostenerlo. Non si rende conto che, in una situazione di polarizzazione sociale, il sindacato dovrebbe essere accanto al partito socialista e sostenere forse con più convinzione ancora che il Ps queste battaglie sociali. Mi sembra un grave errore di valutazione. Il “Corriere del Ticino” ha scritto che questa votazione è quasi un atto di fede sia perché, in caso di accettazione dell’iniziativa, non si sa come verrà concretizzata, sia perché se viene respinta non si sa cosa succederà con i premi di cassa malati. Ho l’impressione che il tutto rientri in una strategia concordata dalla destra a livello nazionale contro l’iniziativa e in virtù della quale vengono sfoderate tutte le armi. E questa è una delle armi-argomenti. È chiaro che si tratta di un’iniziativa costituzionale e come per tutte le iniziative costituzionali essa può solo fissare dei principi generali nella Costituzione. Certo questo Parlamento a maggioranza borghese, nel caso l’iniziativa vincesse, annacquerebbe nella legge d’attuazione il dettato costituzionale. Ma non potrebbe però toccare due elementi cardine dell’iniziativa: da una parte i premi proporzionali al reddito e, dall’altra, tutta una serie di competenze attribuite alla Confederazione per il controllo e il contenimento dei costi. Competenze che, se Ruth Dreifuss le avesse avute, le avrebbero senz’altro permesso di controllare l’esplosione dei costi della salute. È vero che se non passa l’iniziativa, il Pss ha già pronta l’iniziativa per una cassa malati unica federale? Sì è vero. È un’iniziativa che verrà lanciata in ogni caso. Sono però previste due varianti. Se passa la nostra attuale iniziativa, si lancerà un’iniziativa per una cassa malati unica federale; in caso contrario lanceremo un’iniziativa per una cassa malati unica federale finanziata con dei premi proporzionali al reddito. Per me la battaglia per premi proporzionali al reddito che combattiamo con l’iniziativa sui costi della salute è paragonabile a quella dell’Avs: essa non è stata accettata al primo colpo, ma alla fine è comunque passata. Gli oppositori prima o poi sono destinati alla sconfitta. Il tema rimarrà al centro del dibattito politico ed è impensabile che le cose vadano diversamente. C’è una cosa che tanti si chiedono: lei ha fatto il calcolo di quanto verrebbe a pagare per la cassa malati se il 18 maggio l’iniziativa sui costi della salute passasse? Non ho fatto il calcolo esatto ma penso che pagherei più di quanto non paghi ora. Non molto, ma qualcosa in più lo pagherei.

Pubblicato

Giovedì 1 Maggio 2003

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