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Una riforma ambigua

di

Gianfranco Helbling
Non si può dire che manchi di coraggio politico Alain Berset. Il suo progetto di riforma dell'assicurazione vecchiaia e della previdenza professionale è il più articolato ed incisivo da quando è stato istituito il sistema di sicurezza sociale svizzero. Fatto proprio dal governo e presentato mercoledì, ora esso verrà elaborato in un messaggio del consiglio federale con l'obiettivo di giungere sui banchi del parlamento nel 2015 e di entrare in vigore nel 2020. Il merito principale della riforma Berset, quello di affrontare congiuntamente primo e secondo pilastro, è nel contempo il suo più grosso pericolo: perché una coalizione di interessi contrari anche se divergenti potrebbe farla facilmente naufragare.
Detto questo, è una riforma che con ogni probabilità non entusiasmerà, anzi. Alcune linee di tendenza sono infatti chiare. Intanto si alza l'età di pensionamento delle donne, anziché ragionare su una flessibilizzazione verso il basso dell'età pensionabile per tutti e tutte. E non solo le donne andranno in pensione più tardi senza che siano cadute le ragioni che giustificano la differenza di età con gli uomini: la riforma Berset fa astrazione della crescente frammentazione delle biografie lavorative di tantissime donne ma anche di molti uomini. Il fatto che il tempo dedicato al lavoro di cura (non pagato) non sia in qualche modo considerato in particolare nell'ottica del secondo pilastro fa apparire già vecchia sul nascere questa riforma.
Un merito della riforma Berset d'altro canto è quello di chiudere (almeno in apparenza) la discussione sull'innalzamento dell'età Avs. Anche perché sembra che non interessi neppure ai datori di lavoro. Dire che l'età di riferimento rimane a 65 anni è certamente un passo avanti rispetto ai progetti di portarla a 67 anni covati a lungo dai predecessori di Berset, Pascal Couchepin e Didier Burkhalter. Ma la stessa riforma Berset contiene anche il grimaldello per far saltare tale limite, tutta concentrata com'è a frenare i prepensionamenti e a favorire la prosecuzione dell'attività lavorativa oltre l'età di riferimento – fino a quando i 66 o i 67 anni, a furia di favorirli, saranno diventati la norma?
La riforma Berset è ampia e articolata ed è nota oggi solo nei suoi tratti generali. Fucilarla e sotterrarla per direttissima sarebbe scorretto e insensato. Le insidie che presenta sono però tante e reali. Qui abbiamo fatto solo due esempi. Il dibattito è appena iniziato.

Pubblicato

Venerdì 23 Novembre 2012

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