Votazione del 9 febbraio

Il risultato della votazione del 9 febbraio scorso, con la quale il popolo svizzero ha approvato di misura l’iniziativa dell’Udc  “contro l’immigrazione di massa”, ha comprensibilmente messo in agitazione l’intera classe dirigente svizzera, sia politica che economica. La sinistra e il mondo sindacale, in particolare, temono che l’applicazione dell’iniziativa possa generare nuova pressione sui salari e sui posti di lavoro.

Intervista al segretario dell'Unione sindacale svizzera, Paul Rechsteiner

 

 

Dopo l’approvazione popolare dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, quanto è reale il rischio che ora, con la libera circolazione delle persone, decadano anche le misure d’accompagnamento ad essa giuridicamente legate?
Da sempre l’Udc e certi datori di lavoro hanno perseguito l’obiettivo di comprimere i salari. L’economia del contingentamento e lo statuto dello stagionale avevano portato ad una politica dei bassi salari in determinati settori,  per esempio nell’edilizia e nella ristorazione. E questa politica dei bassi salari ha spinto verso il basso anche le retribuzioni dei lavoratori indigeni. Perciò dopo il 9 febbraio, se decadrà la libera circolazione con le misure d’accompagnamento, ci sarà bisogno non di una minore, ma di una maggiore protezione dei salari. La divisione dei salariati in base al colore dei loro passaporti è, dal punto di vista della politica salariale, una stupidaggine. La nostra iniziativa sui salari minimi è il segnale di una controffensiva solidale per combattete la politica della divisione e dei bassi salari.

Ma dopo il risultato della votazione sull’iniziativa dell’Udc, la posizione della sinistra e dei sindacati non è diventata più debole?
Dopo questo contraccolpo del 9 febbraio, i sindacati hanno subito formulato e presentato al Consiglio federale tre richieste. Innanzitutto, occorre adesso più, e non meno, protezione dei salari. In secondo luogo, respingiamo tassativamente ogni discriminazione, in particolare la reintroduzione del vergognoso statuto dello stagionale. E, terzo, si dovrà fare di tutto affinché i bilaterali possano essere garantiti quale base di un rapporto normale con l’Europa. Partiamo dalla considerazione che presto o tardi si arriverà ad una nuova votazione sui bilaterali, la quale dovrà essere collegata ad un nuovo pacchetto di misure per la protezione dei salari e dei posti di lavoro. Questo è mancato nel caso dell’iniziativa dell’Udc perché i datori di lavoro, d’intesa con il consigliere federale Schneider-Ammann e basandosi sui sondaggi di Claude Longchamp, hanno pensato che si potesse rinunciare a misure di protezione per i salari ed i posti di lavoro. Una cosa da irresponsabili.

Le misure d’accompagnamento si sono mostrate insufficienti soprattutto in Ticino. Devono adesso i sindacati, in cambio del loro appoggio alla libera circolazione delle persone, esigere misure più incisive per la protezione dei diritti dei lavoratori?
I sindacati hanno chiesto un deciso miglioramento delle misure per la protezione dei salari, in special modo anche per i cantoni particolarmente colpiti quali il Ticino e Ginevra. Ma, al contrario che in occasione delle precedenti votazioni sui bilaterali, abbiamo incontrato una dura resistenza da parte dell’Unione svizzera degli imprenditori e del consigliere federale Schneider-Ammann. E questo è costato caro.

Il risultato della consultazione popolare non può essere inteso solo come razzista, ma esso rivela anche un certo malessere tra i lavoratori. Un malessere che il movimento sindacale è stato incapace di cogliere?
I sindacati sono organizzazioni democratiche. Le decisioni con le richieste per il rafforzamento della protezione dei salari vengono adottate democraticamente. Questo vale anche per il rifiuto dell’iniziativa dell’Udc. Noi difendiamo gli interessi dei salariati in Svizzera indipendentemente dalle loro nazionalità. Perciò combattiamo anche la campagna dell’Udc istigatrice dell’ostilità contro gli stranieri. Il nostro atteggiamento è quello della solidarietà dei salariati e non quello della loro divisione.

Ma lei personalmente, contestato in una serata al Volkshaus di Zurigo a fine gennaio, ha potuto constatare una certa distanza dal mondo reale. La sinistra e i sindacati hanno perso il contatto con la realtà?
Se lei fosse stato a Zurigo sul palco del Blick [la tavola rotonda, che comprendeva anche Christoph Blocher e Thomas Minder, era in effetti organizzata dalla popolare testata, ndr] si sarebbe potuto fare un’immagine di quanta xenofobia e di quanto odio verso gli stranieri esistono realmente in Svizzera. Chi diceva che la Svizzera ha bisogno di avere, grazie ai bilaterali, un rapporto normale con l’Europa, veniva insultato quale traditore della patria. Data questa enorme avversione verso gli stranieri, i sindacati sono più che mai necessari: non soltanto per la difesa dei salari e delle pensioni, ma anche per la difesa dei diritti umani dei salariati in Svizzera indipendentemente dal loro passaporto.

Pubblicato il 

20.02.14..

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