A briglie sciolte

Leggendo questo titolo, qualcuno strabuzzerà subito gli occhi. Ma come, da un altro partito? Tutti sanno difatti, me compreso, che in Cina c’è il sistema del partito unico. La realtà è però spesso più complessa e magari anche un po’ diversa da quanto ci viene sempre raccontata. A metà novembre difatti sono stato invitato a Pechino dalla commissione medica del “partito democratico degli intellettuali e degli artigiani”. Mi è stato poi spiegato che questo è uno dei sette partitini che assieme al partito comunista, che naturalmente è dominante, formano un governo di coalizione. Effettivamente il presidente del partito che mi ha invitato è il dr. Chen Zhou, onco-ematologo mondialmente conosciuto per una sua scoperta fondamentale nel campo delle leucemie: sino a qualche mese fa era stato per un bel po’ di tempo Ministro della sanità nel governo cinese.

 

Questa è forse anche la ragione per cui questo partito è particolarmente apprezzato da diversi intellettuali, ma soprattutto dai medici. Sembra però esserci anche un’altra ragione, che mi ha sorpreso non poco: mi si è difatti spiegato che, contrariamente a quanto io ho sempre pensato, se in Cina qualcuno vuol fare carriera ha più possibilità se si iscrive ad uno di questi sette partitini, che non come membro del partito comunista. Quest’ultimo ha circa 85 milioni di aderenti, gli altri molti ma molti meno. Siccome anche là sembra esserci una specie di manuale Cencelli, per cui a tutti bisogna dare qualcosa, ecco che ritrovandosi in pochi si hanno più probabilità di quanto non abbia il semplice militante dello sterminato partito comunista cinese. La conferenza ha avuto luogo in un palazzo, sede del partitino che mi ha invitato. Mi è stato però spiegato sorridendo che i costi sia dell’acquisto che del mantenimento dell’edificio vengono garantiti dal partito comunista.


Tema della conferenza era la possibilità di sviluppare progetti sul cancro nell’ambito del faraonico progetto per la “Nuova via della seta”, con cui il presidente Xi Jinping vuole passare alla storia. Per questo progetto la Cina ha messo sul tavolo almeno un migliaio di miliardi di dollari, con cui vuole avantutto realizzare nuove vie di comunicazione terrestri e marittime verso l’Europa, il Medio Oriente ed il Sud-Est asiatico. A questa riunione io rappresentavo la Scuola Europea di Oncologica, c’erano però una serie di altri invitati provenienti dall’Iran, dal Pakistan, e dalle repubbliche euroasiatiche. Qualche lettore forse si ricorderà che il progetto della nuova “Via della seta” è stato lanciato ufficialmente la primavera scorsa in una conferenza che aveva attirato a Pechino più di una cinquantina di capi di stato, tra cui la presidente Leuthard.

 

I cinesi ne parlavano già da un pezzo, ma sembra che Xi Jinping abbia poi deciso di accelerare le cose approfittando della posizione di chiusura protezionistica annunciata da Trump. Il presidente cinese, come si è visto anche in tutti gli ultimi incontri internazionali, si sta quindi facendo il nuovo campione della globalizzazione, anche se viene sottolineato ad ogni piè sospinto che quanto propone Pechino è molto diverso dalla globalizzazione capitalista di stampo americano. Sul tema è apparso in Manifesto Libri un agile libretto di S. Pieranni, corrispondente per il quotidiano dalla Cina, di cui apparirà una recensione nel prossimo numero dei Quaderni del Forum. Sono convinto che sia assolutamente necessario che la sinistra, compresa quella ticinese, ritorni a discutere seriamente di tutta la tematica cinese. Molto probabilmente abbiamo molto più da imparare di quanto noi, essendo tutti malati di etnocentrismo, di solito pensiamo. È per questa ragione che penso che questa non è l’ultima colonna che dedico all’argomento.

Pubblicato il 

30.11.17..
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