La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di spostare l’ambasciata Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme ha provocato dure proteste in Palestina. Sono oltre 50 le vittime e quasi tremila i feriti per la Nakba: il giorno della fondazione dello stato di Israele ormai settant’anni fa.


Eppure le scelte disastrose in politica estera di Trump non si fermano qui. Appena una settimana fa, Trump ha deciso di uscire dall’accordo di Vienna sul nucleare iraniano. Questa decisione riporterà indietro al 2015 i meccanismi sanzionatori contro Teheran. I tempi sono ancora lunghi, ma nei prossimi sei mesi, in due fasi tra agosto e novembre, gli Usa dovrebbero imporre sanzioni del tutto simili a quelle in vigore prima del 2015. In realtà Washington non ha mai davvero cancellato le misure contro l’Iran e continua a tenere congelati nelle sue banche miliardi di dollari, ottenuti dai proventi della vendita di petrolio iraniano, nonostante l’entrata in vigore dell’intesa di Vienna nel gennaio 2016.


La vera novità nell’annuncio di Trump riguarda l’inserimento nella lista delle misure contro il programma nucleare iraniano delle imprese europee che continueranno a fare affari con Teheran nonostante l’uscita di scena Usa. Questo meccanismo potrebbe di fatto impedire ai Paesi europei che vogliono continuare a rispettare l’accordo, sancito dalle Nazioni Unite, di evitare di incappare nelle sanzioni statunitensi. E questo nel lungo periodo potrebbe indebolire la tenuta dell’intesa di Vienna e portare a ulteriori defezioni. Trump ha definito «orribile» l’accordo con l’Iran soprattutto perché l’Iran non rispetterebbe tutte le clausole dell’intesa, per la non inclusione del programma balistico iraniano nel testo e per la durata limitata nel tempo dell’accordo. L’Iran è sottoposto ad uno dei meccanismi di ispezioni più accurato al mondo da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).


In queste ore è in corso un tentativo diplomatico fitto per tenere in vita l’intesa di Vienna da parte di Paesi europei (soprattutto Germania, Francia e Regno Unito) e della Russia. Italia, Francia e Germania hanno visto negli ultimi anni una crescita sensibile dei loro investimenti nel Paese. La marcia indietro Usa potrebbe quindi mettere in discussione i piani di investimento di imprese come Total, Peugeot e Renault. E così, le autorità francesi hanno condannato come «inaccettabili» il ritorno delle sanzioni contro Teheran. Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha detto che l’Europa deve difendere la sua «sovranità economica».
Ma il vero punto di svolta in seguito alla decisione di Trump potrebbe arrivare nella guerra in Siria. Israele, che insieme all’Arabia Saudita ha applaudito la decisione di Trump sul nucleare iraniano, ha continuato nei giorni scorsi ad attaccare le infrastrutture militari iraniane in Siria. Si tratta degli attacchi più massicci lanciati contro la Siria da anni. Sono stati almeno 70 gli obiettivi colpiti. I raid sono arrivati in seguito al lancio di venti missili contro le infrastrutture militari israeliane nelle alture del Golan.

Pubblicato il 

16.05.18..
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