La sentenza

“Meglio stare zitto, altrimenti mi licenziano”. Un pensiero comune a molti lavoratori, anche quando si parla di sicurezza. L’essere costretti a scegliere tra sicurezza e lavoro non è degno di un paese civile. A ristabilir la civiltà ci ha pensato una recente sentenza della Pretura di Locarno, che ha condannato un’impresa per licenziamento abusivo di un operaio che aveva segnalato dei problemi di sicurezza (per l'intervista all'operaio, si legga l'articolo correlato a destra). Una sentenza importante che farà giurisprudenza.

 

«Una disdetta è abusiva allorquando essa viene espressa per un motivo non degno di tutela secondo la comune immagine dei valori della società» si legge nella sentenza. Infatti, tutelare la propria vita e quella dei colleghi è (fortunatamente ancora), un valore nella società odierna. Almeno legalmente, come ha stabilito il giudice.
Sovente non è così nel mondo del lavoro reale. Nel caso specifico, Andrea è stato licenziato per aver segnalato dei ponteggi pericolosi sui quali erano obbligati a lavorare lui e i suoi colleghi. Forte dell’esperienza decennale accumulata nella medesima ditta, già padre di un figlio e in attesa del secondo, Andrea aveva segnalato al caposquadra i pericoli di quel ponteggio. Passano alcuni giorni, ma nessuno provvede a ripristinare le norme di sicurezza. Preoccupato e insoddisfatto, l’operaio decide di avvisare il sindacalista Unia di fiducia. Quest’ultimo si reca in cantiere, scatta delle fotografie che documentano in modo inequivocabile la pericolosità della struttura, ne parla con il capocantiere e avvisa l’ispettore della Suva.


Nei giorni successivi, dai vertici dell’impresa parte la caccia alle streghe. Il responsabile della sicurezza dell’impresa vuole sapere chi ha fatto la segnalazione alla Suva. Lo ammette lui stesso nell’udienza in Pretura. E la sera del giorno stesso in cui lo scopre, consegna all’operaio la lettera di licenziamento. «Ristrutturazione del personale» è stata la motivazione ufficiale, poi corretta alcuni giorni dopo con «la necessità di ridurre il personale viste le difficoltà del mercato».


Il Pretore Francesco Bertini ha appurato, anche sulla scorta della documentazione prodotta da Unia, che la motivazione aziendale non reggeva ma che si trattava di un “licenziamento rappresaglia”. «Non risulta agli atti che la ditta abbia proceduto al licenziamento di altri dipendenti fissi» si legge nella sentenza, aggiungendo che «un unico licenziamento (quello dell’operaio che aveva fatto la segnalazione, ndr) su 48 dipendenti nei 17 mesi successivi» non prova di certo la riduzione di effettivi per congiuntura sfavorevole, come invece sostenuto dall’impresa. Alla fine del dibattimento, il Pretore ha condannato per licenziamento abusivo la ditta, obbligandola al versamento di tre mensilità all’operaio ingiustamente licenziato.


Una sentenza storica, tra le prime a livello nazionale, su questo tema. Una sentenza che forse incoraggerà altri lavoratori a segnalare delle gravi lacune nella sicurezza, spezzando quel clima di omertà spesso presente sui posti di lavoro, dovuto anche a comprensibili paure di perdere il posto.


Leggendo gli atti processuali, le testimonianze e la documentazione prodotta, si ha infatti la sensazione di un comportamento al limite dell’omertà tra i responsabili dei cantieri. Abbondano i «non ricordo» o «nessuno mi aveva avvisato» sullo stato dei ponteggi. Per fare un esempio, il responsabile della sicurezza dell’impresa dei ferraioli, al processo afferma di essere stato presente quotidianamente sul cantiere, ma di non aver ravvisato nessun pericolo nei ponteggi. Ma quando gli vengono esibite le foto in udienza, conferma la pericolosità.
Perché non sistemarlo, dunque? Il sindacato ha un’opinione precisa in merito. I tempi di consegna erano più importanti della sicurezza. In quel cantiere si stava costruendo il Palacinema di Locarno, cantiere pubblico appaltato con la formula dell’impresa generale. L’operaio lavora per una ditta a cui è stato affidato il subappalto per la posa del ferro. Come in ogni cantiere, nascono gli imprevisti e la pressione è alta per non superare i termini di consegna, altrimenti la ditta dovrà pagare delle penali al committente. E poco importa se il committente sia pubblico, come in questo caso. Nessuno si è preoccupato di interrompere i lavori, facendo risistemare a regola d’arte quel ponteggio. Solo la casualità ha voluto che nessuno, volando da quel ponteggio, rimanesse invalido o morisse, come purtroppo non di rado si sente al radiogiornale.


Oltre 700 muratori avevano sottoscritto in pochi giorni la petizione promossa da Unia contro il licenziamento dell’operaio dopo la segnalazione. La petizione chiedeva anche maggiore protezione per chi denuncia situazioni di pericolo. La Società degli impresari ticinese aveva dimostrato sensibilità e apertura, dicono al sindacato. L’auspicio è che ora seguano i fatti.

Pubblicato il 

16.05.18..
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