Lavoro e dignità

«Perché il mio lavoro in Ticino vale meno che in Svizzera?». La domanda posta da Angela* riassume la problematica della mancata inclusione dei salari minimi per gli shop delle stazioni di servizio nel cantone. Fiera di essere svizzera, Angela non riesce a capacitarsi della decisione del Consiglio federale di aver escluso il Ticino. «Se ritengono giusto che in Ticino le persone siano pagate meno, allora dovrebbero ridurre ai ticinesi la Billag, le casse malati o tutti i costi federali obbligatori. E anche i prodotti dei supermercati Migros o Coop dovrebbero costare meno in Ticino, visto che ci pagano meno».


Il ragionamento della signora è il seguente: perché siamo svizzeri quando si tratta di pagare, mentre diventiamo non svizzeri nel ricevere i salari? Ha ragione da vendere la signora. Ci permettiamo comunque di farle notare che la mancata entrata in vigore dei salari minimi è soprattutto opera di ticinesi (famiglia Cattaneo, famiglia Centonze e famiglia Baumgartner), Angela risponde altrettanto indignata: «A questi signori vorrei chiedere se non provano vergogna per quello che stanno facendo ai ticinesi. E anche il Consiglio federale dovrebbe vergognarsi, per aver avallato la loro richiesta». Perché la signora è certa che queste famiglie ticinesi guadagnino bene dalle stazioni di servizio.

 

Angela sa bene di cosa parla. Sulle sue spalle ha una ventina di anni di esperienza professionale, prima da Piccadilly e poi da City Carburoil. «In tutti questi anni, non ho mai visto gli incassi diminuire. Per contro, le mansioni affidate e dunque la mole di lavoro, sono sempre cresciute. È un lavoro pesante. I clienti non se ne accorgono, ci vedono sorridenti ma non sanno quel che facciamo tutto il giorno». Avendo gli orari d’apertura prolungati, la giornata di lavoro inizia presto, verso le 5.30 col primo turno. Oppure finisce tardi, quando si chiudono le porte alle 22 e poi bisogna riordinare o far la cassa prima di poter andare a casa. A dipendenza dei negozi, le mansioni possono essere molteplici. «Se hai un negozio con un grande assortimento, c’è da scaricare la merce e posizionarla sugli scaffali. E devi interromperti ogni volta per scaldare il pane, servire dei clienti al bar, incassare la merce o la benzina, stando ben attenta che nessuno scappi senza pagare. E tante volte sei da sola nel turno». Tutto questo al prezzo di una misera paga. Eppure i prodotti in vendita sono ben più cari dei normali negozi.


Il cliente, ingenuamente, potrebbe pensare che i prezzi siano maggiorati perché il negoziante ha un costo maggiore nel dover retribuire il personale. Falso. Se già la paga base è bassa, il personale non riceve nulla per i turni o per lavorare di notte fino alle 22. Le domeniche sono compensate con un’indennità del 5% sulla paga oraria. Su 16 franchi orari, l’indennità domenicale corrisponde a 80 centesimi.


Angela, madre di numerosi figli, si dice schifata del disastrato mondo del lavoro in Ticino. «Ai miei figli consiglio di emigrare in altri cantoni. Sono certa che avrebbero maggiori soddisfazioni professionali e un giusto riconoscimento economico per il loro lavoro».

* nome noto alla redazione
 

Pubblicato il 

04.06.18..
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